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Il ruolo dell’Italia nella transizione energetica europea

Un Paese che ha già raggiunto importanti risultati, ma che può ancora fare molto per contribuire alla transizione energetica in Europa. E’ questo il profilo che E3G, think tank indipendente impegnato su temi climatici, realizza nel report “Italy’s role in the European low carbon transition”

L’Italia è uno dei Paesi maggiormente impegnati nell’efficienza energetica e nelle rinnovabili. E’ l’ottava economia più grande al mondo, la terza per dimensioni nell’Eurozona e sarà presto il terzo più grande Stato membro dell’UE dopo l’uscita del Regno Unito. L’Italia si è impegnata a lungo nel settore energetico, registrando già ottimi risultati: l’intensità energetica del nostro Paese è inferiore del 18% rispetto alla media degli Stati europei. Il margine di miglioramento rimane però ancora ampio: la presenza di ostacoli strutturali nel settore finanziario e poche iniziative legislative nel settore dei trasporti e a supporto delle regioni ambiziose sono alcuni degli esempi presenti nel report.

L’Italia presenta un clima maggiormente esposto a rischi rispetto agli altri Paesi europei. Le perdite economiche complessive dovute a eventi climatici dal 1980 al 2015 sono state di 65 miliardi di euro con una media di 1,8 miliardi di euro all’anno. Un altro grande rischio climatico è legato all’acqua: solamente il settore agricolo, ad esempio, ha subito perdite economiche per 2 miliardi di euro durante l’estate 2017 a causa di una prolungata siccità. Secondo il report le iniziative legislative del settore mancano di un sostegno finanziario e di un orientamento chiaro per aiutare le regioni e i comuni nell’integrazione del rischio climatico e nella pianificazione di risanamento e nuovo sviluppo.

Il settore energetico è cruciale per la transizione dell’Italia verso un’economia a bassa emissione di carbonio poiché rappresenta l’82% delle emissioni totali di gas serra del Paese. I combustibili fossili rappresentano il 79% del consumo finale di energia: di cui il 34% da petrolio, il 37% da gas e l’8% da carbone. Il consumo di petrolio e gas, tuttavia, è in calo dal 2004 a causa della riduzione della domanda di energia, in particolare nell'industria, e dell'aumento della quota di fonti rinnovabili.

L'Italia è stata tra i primi ad adottare misure in materia di efficienza energetica e dispiegamento di sistemi di energia rinnovabile, che hanno aiutato il Paese a raggiungere gli obiettivi energetici dell'UE per il 2020 in anticipo. Nel 2014 l'Italia ha raggiunto il target del 2020 con una quota del 17% di energie rinnovabili nel mix energetico e nel 2011 il consumo totale di energia è sceso al di sotto dell'obiettivo del 2020 di 124 Mtep. La riduzione dei consumi energetici ha consentito di risparmiare 3,1 miliardi di euro d’importazione tra il 2005 e il 2016. Nell'ambito della nuova Strategia Energetica Nazionale, il Paese si è posto l’obiettivo del phase out dal carbone entro il 2025, puntando a espandere la quota di energie rinnovabili nel consumo finale di energia al 28% entro il 2030. Il settore italiano delle energie rinnovabili impiega oltre 80.000 persone, generando il 10% del fatturato annuale dell'UE nel settore (con quote significativamente più elevate per biogas e pompe di calore). L'Italia è il secondo maggior produttore di energia rinnovabile dell'Unione Europea: detiene la quinta più grande capacità solare fotovoltaica del mondo ed è un leader riconosciuto nella produzione di energia geotermica e nei sistemi di cogenerazione rinnovabili. Per aiutare le imprese italiane a cogliere queste opportunità è necessario un migliore accesso ai finanziamenti per le PMI, che in assenza di forti incentivi tariffari avranno bisogno di altri tipi di accesso ai mezzi finanziari.

Lo sviluppo di energie rinnovabili ed efficienza energetica approfondita rappresentano per E3G un'opportunità per allineare sicurezza energetica, opportunità commerciali, transizione a bassa emissione di carbonio e riduzione dei costi di importazione.

 

 

 

 

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