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La Cina continua la sua corsa verso le rinnovabili

 

Il consumo di elettricità in Cina nel 2016 ha raggiunto i 5820 TWh ed è aumentato del 5% rispetto all’anno precedente. La maggior parte dell’energia (4211 TWh) è stata impiegata nel settore industriale, 800 TWh nel consumo domestico e il restante tra primario e terziario. La crescita dei consumi complessivi di energia, superiori al 10% rispetto all’anno precedente, può essere attribuita all’aumento della domanda nel settore terziario e in quello domestico.

L’utilizzo medio dei generatori di corrente è continuato a diminuire, così come negli ultimi anni, e ha generato una situazione di overcapacity: la potenza termica al massimo del carico si è ridotta in media di 200 ore, raggiungendo un minimo di 4165 ore.  Con un aumento della nuova capacità di generazione elettrica pari a 125 GW, la Cina ha raggiunto a fine 2016 un totale di 1646 GW di capacità installata. La capacità aggiuntiva di fotovoltaico è stata la più rilevante, superando tutti gli altri comparti, eccetto il carbone.


Il panorama elettrico cinese è ancora dominato dal carbone, eppure, tra le rinnovabili, stanno avendo sempre più rilevanza il solare (con un totale di 77 GW di capacità installata alla fine del 2016) e l’eolico (con un totale di 149 GW ).

L’aumento delle installazioni di questi ultimi due comparti, ha portato a un proporzionale aumento della generazione: nel 2016 le turbine eoliche hanno prodotto 241 TWh, con un aumento del 30% rispetto al 2015, mentre Invece è aumentata del 72% la produzione di energia solare con 66 TWh. Il terzo settore più forte è quello nucleare con 213 TWh di energia prodotta,  il 24% in più rispetto all’anno precedente.

 

 

Nel 2016 l’energia prodotta da fonti fossili è aumentata di 111 TWh, mentre quella proveniente dalle rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico) di 153 TWh. Un dato che fa riflettere, soprattutto se paragonato ad altri Paesi: l’elettricità generata dalle nuove installazioni di rinnovabili in Cina è di poco inferiore alla totalità dell’elettricità prodotta in Germania con le rinnovabili (186 TWh).

Se da un lato sono sorprendenti i risultati ottenuti nelle rinnovabili, dall’altro non si può dimenticare quanto siano ambiziose le sfide che la Cina stessa ha avviato.  Convertire un sistema di alimentazione con 1000 GW di generatori termici, molti dei quali in carbone, non è di certo un’impresa facile. Il carbone è ancora la fonte principale per la produzione di elettricità destinata al riscaldamento delle città del nord del Paese durante i mesi invernali. Inoltre l’imponente sistema di teleriscaldamento cinese costruito e finanziato negli ultimi anni, renderà legato ancora per un po’ il carbone a questo Paese.  E anche se l’energia rinnovabile, soprattutto quella idroelettrica, ha un ruolo fondamentale nel mix energetico, non è riuscita ancora a imporsi sul carbone, così come sul nucleare o sul gas. Infatti più del 65% del totale dell’elettricità prodotta proviene da fonti fossili.

 

 


La Cina a fine 2016 ha però lanciato dei segnali chiari che fanno presagire un’uscita del carbone dai piani di espansione energetica. La conferma, oltre che dalla chiusura di un migliaio di miniere, viene dalle autorità cinesi, che avrebbero deciso di fermare la costruzione di almeno 30 nuove centrali a carbone (10 di queste  già in costruzione) a pochi giorni dall’Accordo di Parigi.

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