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Energia nell'ambiente: l'idroelettrico in Friuli Venezia

Rischio ‘cortocircuito’ legislativo, con potenziali ricadute negative per gli operatori di settore e l’intero territorio


 Il punto della situazione in un convegno ospitato oggi a palazzo Torriani:

ENERGIA NELL’AMBIENTE: L’IDROELETTRICO IN FVG

Rischio ‘cortocircuito’ legislativo, con potenziali ricadute negative per gli operatori di settore e l’intero territorio

“L'incontro di oggi ha l'ambizione di dare un qualificato contributo di conoscenza ai futuri legislatori regionali sulla situazione energetica elettrica e più precisamente del comparto idroelettrico, alla luce delle troppo mutevoli e controverse leggi e norme emanate in materia di energia, sia a livello nazionale sia regionale. Si paventa la possibilità che progetti di impianti che hanno già superato la valutazione di impatto ambientale non possano giungere ad autorizzazione. Si tratterebbe, quindi, non solo di una perdita energetica, ma anche di potenziali ricadute economiche ed occupazionali sul territorio. Ritengo, pertanto, che il settore energetico debba trovare, all'interno della struttura funzionale della Regione, una più corretta collocazione. Non può essere il ‘Calimero’ della Direzione Ambiente, ma va considerato alla stregua degli altri settori produttivi, ai quali, peraltro, fornisce il vettore energetico loro necessario, consentendo lo sviluppo economico e sociale del territorio regionale”.

Con queste considerazioni, Gianna Cimenti, presidente dell’Associazione imprenditori idroelettrici del Friuli Venezia Giulia ha aperto il convegno organizzato da Assimpidro e da Elettricità Futura. “Energia nell’ambiente: l’idroelettrico in Friuli Venezia Giulia” il titolo dell’appuntamento ospitato oggi a palazzo Torriani.

“La disponibilità di energia – ha affermato Anna Mareschi Danieli, presidente di Confindustria – è un fattore nevralgico per lo sviluppo del comparto produttivo ed è fondamentale per garantire una prospettiva di sviluppo economico e sociale di ogni territorio. Il tema, dunque, è centrale per le imprese e per affrontarlo bisogna partire da una ‘fotografia’ della situazione. La Direttiva europea di settore prevedeva di alzare al 20% la quota di energia prodotta da fonti rinnovabili entro il 2020. Per raggiungere questa quota, sono stati definiti obiettivi nazionali vincolanti, il 17% per l’Italia. Nel 2015, il nostro Paese ha raggiunto e superato l’obiettivo con una penetrazione sui consumi pari al 17,5%”.

“In Italia – ha aggiunto la presidente di Confindustria Udine - i consumi di energia elettrica sono coperti per il 37% da produzione di energia rinnovabile e la sola fonte idroelettrica incide per il 38% sulla totalità delle rinnovabili. In FVG i consumi di energia elettrica sono coperti per il 29% da produzione di energia rinnovabile, suddivisa tra idroelettrica, fotovoltaica e biomasse; la sola fonte idroelettrica incide per il 55% sulla totalità delle rinnovabili. E il FVG è la settima Regione in Italia con la maggior potenza installata di idroelettrico. La Strategia Energetica Nazionale varata alla fine del 2017 si propone di decarbonizzare il sistema energetico, con una conseguente riduzione delle emissioni di CO2 del 39% al 2030 e del 63% al 2050, aumentare la penetrazione delle fonti di energia rinnovabile rispetto ai consumi totali del 28% al 2030. Prevede anche un significativo aumento della produzione di energia elettrica da fonte idroelettrica (+8%) al 2030. Per farlo, bisogna mantenere in efficienza il parco impianti attuale, aggiungendo il contributo dei piccoli impianti”.

È attualmente al vaglio dell’Autorità di Regolazione per l’Energia – ha concluso Anna Mareschi Danieli - la bozza del nuovo Decreto incentivante le fonti rinnovabili tanto atteso dagli operatori di settore. Da un’analisi preliminare, le tariffe incentivanti risultano decurtate del 30% rispetto al precedente Decreto del 2016 e viene eliminato il meccanismo di accesso diretto agli incentivi complicandolo, soprattutto per gli impianti di piccola taglia. Anche in questo caso infatti le procedure di accesso agli incentivi avverranno mediante iscrizione ai registri, nei quali addirittura sarebbe anche prevista la possibilità di ulteriore ribasso da parte del soggetto richiedente fino al 30% della tariffa di riferimento. Per gli impianti più grandi permangono le procedure d’asta con offerte di ribasso che sembra si debbano attestare tra il 2% e il 70%. Non è questa la sede giusta, ma menziono solamente il fatto che con il nuovo decreto è ritornato in auge il fotovoltaico, però per potenze superiori a 20 kW, mi darete atto che facciamo come sempre molta fatica a comprendere certe logiche”.

Qualificato e nutrito il panel dei relatori che hanno preso parte al convegno. A partire dall’intervento di Alessandro Ortis, co-presidente del Panel on economic, social, sustainable developement dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo e past president dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. A lui anche il compito di moderare gli interventi tecnici successivi: Enrico Carlini (direttore pianificazione rete ed interconnessione di Terna) ha parlato dello scenario energetico europeo, italiano e regionale e ha ricordato come “il Fvg sia una regione nella quale vi è una sostanziale parità tra energia prodotta e consumata, con l’Industria che da sola assorbe il 58 per cento dei consumi complessivi”; Luciano Barra (capo segreteria tecnica del Dipartimento Energia del Ministero dello Sviluppo economico) ha affrontato il tema dell’idroelettrico nel futuro Decreto rinnovabili, alla luce della Strategia energetica nazionale, soffermandosi su una nuova filosofia che sposta l’asse d’intervento settoriale dall’incentivazione al sostegno; delle ricadute economiche ed occupazionali sul territorio ha parlato Andrea Pellini (Unità monitoraggio, studi e statistiche del Gestore servizi energetici). Secondo le stime del Gse, il settore – dati 2016 – ha prodotto 420 occupati temporanei e 1.000 stabili. Energia nell’ambiente: tecnica e sostenibilità. E’ questo il titolo dell’intervento affidato a Caterina Masotto (Ingegneria 2P & Associati); Wilfried Klauss (AAE Naturstrom –Kotschach – Mauten Austria) ha illustrato invece la normativa e le realizzazioni oltreconfine.

Ha chiuso i lavori l’intervento di Simone Mori, presidente di Elettricità Futura. “La Strategia energetica nazionale – ha detto Mori -  è un argomento molto importante perché ci dà un’indicazione di lungo termine, che permette una programmazione di investimenti”. “Per quanto riguarda l’idroelettrico – ha aggiunto - siamo in una fase molto critica, c’è una certa confusione nel quadro di disciplina generale tra competenze europee e nazionali e competenze locali, che non fa bene al settore sia dei grandi impianti che i piccoli impianti che costituiscono una grande risorsa per il nostro territorio. L’obiettivo dell’incontro di oggi è identificare le azioni che ci consentono di valorizzare questa grande risorsa, altrimenti gli obiettivi che la Sen ci ha dato non saranno raggiunti. Per quanto riguarda le azioni da attuare, è necessario intervenire sul tema del deflussi minimi, perché si rischia di ridurre in maniera drastica e incompatibile, in un piano economico, l’operatività di questi impianti. Un altro tema aperto è quello della razionalizzazione e della coerenza sulla questione dei canoni, che sono stati utilizzati in maniera disomogenea, come risposta a questioni politiche che hanno poco a che fare con la questione energetica. Per dare certezza a chi fa investimenti dobbiamo invece dare un quadro armonico stabile. Infine è necessario riaprire incentivi selettivi e ben calibrati per lo sviluppo di investimenti di nuovi progetti soprattutto di piccola taglia”.

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