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Si è conclusa la COP 24, i commenti più autorevoli

Alla chiusura dei lavori della 24ma Conferenza ONU sul Clima Rinnovabili.it ha raccolto a caldo i commenti di Onufrio, Midulla, Zanchini, Nebbia, Sassi, Muroni, Zorzoli, Mori, le persone più rappresentative nel nostro Paese per ciò che riguarda le questioni trattate a Katowice.

Il commento di Simone Mori

L’accordo raggiunto sabato sera a Katowice rappresenta un passo avanti del tutto coerente con l’impostazione dell’Accordo di Parigi e che, come tale, non può che presentare punti di forza e di debolezza simili a quelli registrati 3 anni fa. La possibilità di fissare degli obiettivi vincolanti per tutti i Paesi del mondo e, allo stesso tempo, quella di concedere una certa flessibilità nella scelta degli strumenti per le singole nazioni, costituisce un punto di forza considerevole. Un equilibrio che, tra rigidità dei target e flessibilità degli strumenti, appare positivo, se si analizza la variegata scacchiera dei Paesi e le diverse modalità con cui si può contribuire alla riduzione delle emissioni come lo sviluppo delle fonti rinnovabili, l’efficienza energetica negli edifici o la riforestazione. Consentire una flessibilità di scelta degli strumenti permette di disegnare con maggiore puntualità la curva di abbattimento della riduzione del singolo Paese e contribuire così a livello globale al contrasto dei cambiamenti climatici. Quello che invece è mancato all’interno della COP24 è, senza dubbio, un maggior chiarimento sulle tipologie di strumenti che si potranno mettere in atto e una standardizzazione dei parametri utilizzati per misurare le emissioni, al fine di facilitare un confronto fra i Paesi.

Più in generale, la COP24 costituisce un’importante occasione per ragionare a livello globale su questi temi, ma non necessariamente deve essere concepita come la “cartina al tornasole” dell’impegno globale contro il climate change. Ne è una prova il fatto che lo sviluppo delle tecnologie e gli investimenti nelle rinnovabili continuano a crescere e già da tempo stanno guidando il nostro pianeta verso l’abbattimento delle emissioni. Rispetto al 2008 il contributo alla riduzione delle emissioni risulta significativo: l’Europa ha registrato un calo del 15%, l’Italia del 25%, gli Stati Uniti del 10%. La stessa Cina, che ha aumentato le emissioni (del 40%), lo ha fatto in una misura pari quasi a un terzo dell’incremento del PIL (cresciuto nello stesso periodo del 112%). La Cina, quindi, grazie alle tecnologie e allo sviluppo delle fonti rinnovabili, sta migliorando la propria efficienza in termini di intensità energetica. Anche nei Paesi in via di sviluppo, sia a livello economico che ambientale, le fonti rinnovabili rappresentano già oggi la soluzione migliore per soddisfare la crescente richiesta di energia, in considerazione anche del miliardo di persone che non hanno accesso all’elettricità.

In vista del prossimo UN Climate Summit, convocato per la seconda metà del 2019, l’Europa dovrà rafforzare i propri target, con l’ambizioso obiettivo di presentarsi a Santiago, la sede prescelta per il summit, nella veste di leader del processo di decarbonizzazione.

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