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Transizione e occupazione, una sfida per imprese e sindacati

Superare il paradigma secondo cui l’introduzione delle tecnologie porta meno lavoro. E’ stato questo il tema al centro del convegno “Dagli elettroni ai bit. Le trasformazioni del lavoro nel settore elettrico”, organizzato oggi a Roma da Anev, Utilitalia ed Elettricità Futura.

La presentazione del rapporto del Politecnico di Torino (QE 28/9) è stato il punto di partenza per un confronto tra imprese, sindacati e istituzioni per analizzare l’impatto delle tecnologie digitali sul mondo dell’energia e sul mercato occupazionale, con particolare attenzione alla situazione nel settore elettrico.
Da qui è partito Simone Togni, presidente di Anev spiegando che la “rivoluzione tecnologica” porterà sicurezza energetica e sul lavoro e aiuterà la “transizione in modo sostenibile anche da un punto di vista occupazionale”. Perché questo si realizzi è necessario “predisporre tutti quegli elementi necessari a formare nuove risorse e a riconvertire quei lavoratori che dovranno garantire la realizzazione della transizione”. Il presidente di Elettricità Futura, Simone Mori ha chiesto, invece, azioni condivise “fra decisori politici, imprese, organizzazioni sindacali e istituzioni educative nel gestire la transizione e assicurare l’occupabilità di tutte le fasce di lavoratori”. Sulla stessa linea Stefano Donnarumma, vicepresidente di Utilitalia, che ha individuato come priorità la “convergenza” su questi temi di tutte le parti sociali, “per qualificare la contrattazione collettiva, integrarla con quella aziendale e innovare i sistemi gestionali”.
Ospite dell’evento anche Davide Casaleggio (presidente Casaleggio associati). Nel corso del suo intervento, all’indomani della decisione del Governo di inserire il reddito di cittadinanza nella nota di aggiornamento del Def, ha parlato di “un nuovo modello di redistribuzione del reddito e di creare una struttura per la formazione che accompagni le persone nello sviluppo delle nuove tecnologie”. Per Casaleggio, però, il nodo centrale è quello della formazione continua. Serve un modello che duri “per tutta la vita” lavorativa. 
Nella ridefinizione delle politiche del lavoro, anche i sindacati devono fare un salto nel futuro. “Ripensiamo il perimetro contrattuale”, ha detto Luca Barbetti, segretario nazionale Filctem Cgil. Nelle aziende stanno entrando lavoratori “millennials” che svolgono mansioni che non rientrano nell’ambito del contratto collettivo del settore. Parallelamente c’è la questione dell’accompagnamento dei lavoratori più anziani che devono “ricevere aggiornamenti professionali sulle ultime tecnologie”. A parere di Carlo Meazzi, segretario generale Flaei Cisl, a formare i lavoratori devono essere direttamente le aziende “attraverso i contratti di inserimento”. Si tratta di aprire una fase nuova, perché, a parere di Adolfo Spaziani, senior advisor Utilitalia, nel contratto collettivo “non ci sono gli strumenti” necessari. “Vanno abbandonati gli schemi della vecchia filiera elettrica che non esiste più”. 
Il convegno, a cui è intervenuto anche William De Vecchis, vicepresidente della XI commissione del Senato, è stato chiuso dall’intervento del sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi. Il Governo ha intenzione di migliorare il piano Industria 4.0 “dedicando maggiore attenzione alle Pmi”, ha anticipato. Il sottosegretario ha anche auspicato che la blockchain venga applicata alla politiche attive del lavoro e ha citato come esempio l’osservatorio di Cnel e Università di Roma Tre che sta sperimentando un programma per mappare le competenze degli iscritti ai centri per l’impiego.

Fonte: Quotidiano Energia

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