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Cosa abbiamo imparato dal nucleare?

In passato il nucleare era considerato “la nuova energia” in grado di rendere l’elettricità una risorsa a buon mercato. Oggi queste stesse speranze si sono riversate nelle fonti rinnovabili. Riportiamo l’articolo pubblicato sull’Energy Post che analizza le difficoltà dello sviluppo del nucleare, che per certi aspetti sono comuni a quelle delle fonti rinnovabili.

L’opinione pubblica ha abbandonato lo scetticismo iniziale e ha iniziato a credere fermamente nella transizione energetica. Oggi la questione non è più se realmente questa rivoluzione avverrà, ma quando si verificherà. I principali trend di questo cambiamento sono la crescita delle fonti rinnovabili, accompagnata dal calo dei loro costi, e la migrazione dell’industria automobilistica verso il vettore elettrico e la mobilità collettiva. Queste tendenze hanno negli anni prospettato uno scenario in cui il trasporto sarà elettrico e alimentato da fonti rinnovabili. I limiti sono legati agli accumuli a batteria, che non supportano ancora questa transizioni e necessitano pertanto di miglioramenti tecnologici per superare il problema di intermittenza dell’energia rinnovabile. L’entusiasmo che si sta provando per l’imminente evoluzione della capacità di immagazzinamento degli accumuli, ricorda quello suscitato  negli anni ’50 e ’60 dal nucleare. Il nucleare è stato infatti accolto come l’occasione per avere delle tecnologie in grado di produrre elettricità a buon mercato. Entusiasmo che si è però trasformato in delusione in quanto i progressi tecnologici attesi non si sono tutti verificati e i costi invece che diminuire sono aumentati. Un grosso limite della storia del nucleare che bisogna tener presente per l’evoluzione delle batterie è la riduzione dei costi. Se l’unico obiettivo è fornire reattori migliori, più complessi, i costi aggiuntivi non possono che indebolire la riduzione dei costi conseguente alle economia di scala. Un rischio simile si corre infatti con l’industria degli accumuli, troppo concentrata "sull'ansia dell’autonomia" e sul suo equivalente di stoccaggio di energia. 

L’industria nucleare ha inoltre sofferto di una fornitura ristretta e quindi costosa dei materiali, in quanto è mancata una standardizzazione nel design dei reattori. In vista della transizione energetica, occorre pertanto aprire una riflessione simile nei confronti di materiali come il litio, il cobalto, la grafite e le terre rare, che, se non trattate correttamente, potrebbero causare carenze di approvvigionamento e aumenti di prezzo che eliminerebbero le riduzioni dei costi effettuati dai miglioramenti tecnologici delle FER.

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