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News Room / Scelti da noi / 07-01-2020

2030, troppo lontano troppo vicino

Leggi l'articolo di Andrea Zaghi pubblicato all'interno della rivista Gestione Energia


Tradurre la “questione climatica” e l’urgenza del contrastare il surriscaldamento globale - temi sempre più attuali - in una vera “questione energetica e industriale”, avviando gli strumenti necessari per ridurre le emissioni e sviluppare le tecnologie, è la vera sfida da promuovere a livello globale. La mobilitazione climatica generale promossa dal Segretario Generale Antonio Guterres in occasione della Climate Action Summit qualche mese fa e il Green Deal proposto dalla neo Presidente della Commissione Europea Ursula Von der Leyen presentato in questi giorni, rappresentano segnali di un consenso condiviso e di una responsabilità comune che va verso una giusta direzione. Dall’altro canto però il ritiro degli Stati Uniti dal trattato sul clima che si concretizzerà a partire dal 4 novembre 2020 e la persistenza di visioni diverse da parte di Paesi come la Cina, l’India e la Russia, responsabili insieme agli Usa della metà delle emissioni globali di GHG, rendono meno semplice il raggiungimento di risultati tangibili.

Fondamentale saranno in questo senso i risultati che otterrà la COP26 nel 2020 e che dovrebbero segnare il passaggio dalla fase di applicazione del protocollo di Kyoto, prolungato fino al 2020, all’introduzione di nuovi target di riduzione e policies di adattamento. Nel mentre l’Unione Europea si sta sempre più impegnando nel diventare “pioniere” della transizione energetica, riducendo già nel 2017 il livello di emissioni di GHG del 17% rispetto ai livelli del 1990 e prevedendo una riduzione al 2030 delle emissioni di gas a effetto serra del 58%, in linea con il target del 40%. La promozione di una leadership europea che affronti la questione energetica e ambientale in modo prioritario, rendendo l’Europa il primo continente a impatto zero entro il 2050 attraverso un piano ambizioso, rappresenta l’impegno prioritario che i singoli Stati devono portare avanti. Con il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, l’Italia intende rafforzare le direttrici di un sistema sicuro, innovativo ed efficiente tramite lo sviluppo delle rinnovabili, delle tecnologie e dell’efficienza energetica. Il vettore elettrico dal canto nostro è il più facile da decarbonizzare e anzi possiede già le potenzialità per guidare questo processo e soddisfare il fabbisogno energetico in settori come la mobilità e il residenziale che necessitano di una grande trasformazione. L’Italia in particolare è ai primi posti in Europa per la produzione di rinnovabili rispetto alla generazione elettrica e quindi possiede un mix pronto alla transizione.

Intensità energetica primaria

Il nostro Paese ha infatti già raggiunto nel 2017 gli obiettivi FER del 2020, mentre dovrà avviare importanti azioni di sviluppo ed efficientamento degli impianti per riconfermare il risultato in vista degli obiettivi al 2030.

Percentuale FER su mix produzione energia elettrica (2017) 



La produzione lorda di energia elettrica da rinnovabili in Italia è stata pari al 40 per cento rispetto al totale nel 2018, con un parco impianti FER da 56,7 GW. Il Piano Energia e Clima prevede al 2030 una capacità installata aggiuntiva di FER pari a 40 GW, che porterà quasi ad un raddoppio della capacità attuale. Il raggiungimento dei target delle FER al 2030 potrà avvenire grazie alla diffusione sia di impianti utility scale che di impianti distribuiti e attraverso lo sfruttamento di un mix equilibrato da parte di tutte le fonti, per cui anche l’emanazione del decreto Rinnovabili 2 costituisce un abilitatore importante.

In particolare, a rendere i target 2030 dei traguardi fattibili sarà la migliore gestione del permitting attraverso una maggiore stabilità e omogeneità, oltre che lo snellimento dei processi autorizzativi. Un secondo punto fondamentale per lo sviluppo delle rinnovabili riguarda il potenziamento ed efficientamento degli impianti esistenti, cruciale anche in termini di impatti ambientali. Occorrerà quindi promuovere interventi di repowering e revamping degli impianti, con tempistiche accelerate in virtù del riutilizzo delle aree. È infatti importante superare i vincoli di sviluppo su superfici agricole improduttive o inutilizzate. Elettricità Futura stima che gli impianti fotovoltaici a terra ed eolici necessari per raggiungere gli obiettivi al 2030 occuperebbero una porzione di territorio equivalente ad appena lo 0,4% della superficie agricola utilizzata in Italia. Valore che sarebbe addirittura inferiore se il confronto venisse fatto con la superficie agricola totale.

A dover cambiare non sarà solamente il modo di produrre energia elettrica, ma anche quello di distribuirla e consumarla. Il dibattito su generazione distribuita, autoconsumo e comunità energetiche è diventato maturo nel nostro Paese e sarà pertanto importante completare quanto prima il quadro regolatorio in modo da permettere l’implementazione di nuovi sistemi semplici di produzione e di consumo. Infatti, grazie all’innovazione tecnologica e al nuovo ruolo dei consumatori, le iniziative collettive potranno diventare uno strumento efficiente per rispondere ad alcuni bisogni riguardo alle fonti energetiche, ai servizi e alla partecipazione locale.

È necessario poi attuare alcune soluzioni in parallelo come il potenziamento delle reti di trasmissione e distribuzione (fondamentali per le rinnovabili), lo sviluppo dello storage e degli accumuli per dare flessibilità al sistema e più in generale completare l’integrazione del mercato dell’energia. Sarà infatti fondamentale promuovere strumenti in grado di dare segnali di prezzo di lungo periodo come i contratti PPA in grado di indirizzare gli investimenti e i disinvestimenti degli operatori o aprire il mercato a nuove risorse a partire dai progetti Pilota Terna.

Il percorso per arrivare al 2030 è già partito e l’emanazione quest’anno di decreti come il FER 1, il Capacity Market o lo stesso contratto nazionale del settore elettrico siglato da Elettricità Futura insieme ai sindacati rappresentano già dei tasselli significativi di questa evoluzione che sarà guidata dalla riduzione dei costi e dal progresso tecnologico. Quel che serve ora è una decisa politica industriale che contenga al proprio interno quella climatica, che parli di innovazione tecnologica, che promuova una visione condivisa di filiera in cui tutte le imprese possano fornire un contributo alla crescita economica del Paese.

Il 2030 rimane un anno troppo lontano o troppo vicino solamente se si rimane fermi. Sarà quindi importante continuare ad attuare le procedure delineate per pianificare e affrontare le sfide che ci attendono.

 

La rivista completa è disponibile al seguente link...

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