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Decreto Fer, lavoriamo assieme

Il presidente di Elettricità Futura a QE: “Capiamo la preoccupazione di Crippa sui ritardi ma è importante valorizzare mini-idro, in extrema ratio anche nel Fer 2. Su Pniec ora pensare a strumenti concreti”. L’attesa per il capacity market

“Lavorare insieme” per attuare al più presto il decreto Fer sugli incentivi e in generale gli obiettivi del Pniec. Capacity market compreso. Da Elettricità Futura arriva un messaggio distensivo al Governo, all’indomani delle dichiarazioni del sottosegretario Mise Davide Crippa che ha attribuito (almeno in parte) alle osservazioni sul mini-idro inviate a Bruxelles dall’associazione la responsabilità del ritardo sul provvedimento. 


“Il Governo, e il sottosegretario Crippa in particolare – sottolinea a QE il presidente di EF Simone Mori - hanno dimostrato grande determinazione e capiamo la preoccupazione che si possano creare ritardi nel percorso di approvazione. La Commissione ha formulato diverse questioni sul DM, tra cui quella sul mini-idro. Condividiamo ovviamente la necessità di garantire il massimo rigore nella tutela ambientale dei corpi idrici, ma pensiamo che la soluzione non possa essere quella di azzerare lo sviluppo di un modello di produzione basato su un’imprenditorialità diffusa e storicamente radicata nel territorio. Riteniamo quindi che debba essere valorizzato adeguatamente il contributo di questa tecnologia al raggiungimento degli obiettivi italiani sulla generazione rinnovabile. Questo potrà avvenire in extrema ratio anche in provvedimenti di prossima emanazione, come ad esempio il DM Fer 2, sempre tenendo presenti le scadenze che derivano ai progetti dai procedimenti autorizzativi. Nel frattempo, come espresso nel recente comunicato che abbiamo emesso con Anev e Coordinamento Free, riteniamo che si possa accelerare la predisposizione dei meccanismi tecnici per poter avviare le prime gare immediatamente a valle dell’auspicata approvazione Ue”.

Come anticipato ieri da QE
, Bruxelles ha inviato ben 38 richieste di chiarimento all’Italia. E se in molti casi si tratta solo di conferme o di dettagli tecnici, non mancano alcuni punti rilevanti: l’idro, come detto, ma anche l’inclusione del FV, l’esclusione della geotermia, gli eventuali aiuti ai Ppa. Non c’è il rischio che tutto ciò faccia slittare pericolosamente i tempi?

“In base all’esperienza di altri Paesi – risponde Mori -  la richiesta di informazioni è un passaggio abbastanza fisiologico: considerando la cosiddetta fase di prenotifica, che nel caso italiano non è stata effettuata, il tempo di approvazione dei decreti Res negli altri Paesi europei è stato in genere superiore ai 9 mesi. Non conosciamo in dettaglio tutte le richieste della Commissione ma siamo convinti che, nella gran parte dei casi, saremo in grado di fugare tutti i dubbi in tempi ragionevoli”.

Anche quelli su FV e Ppa? “Su questo punto a mio avviso bisogna chiarire un equivoco – rimarca il presidente di EF – è necessario maturare la consapevolezza che le aste non sono un sussidio ma un meccanismo di pianificazione pubblica dell’investimento. Sono convinto che i prezzi risultanti dalle aste saranno competitivi rispetto ai valori forward: il problema non è il sussidio ma la stabilizzazione necessaria a investimenti che hanno un capex iniziale alto”. Riguardo ai Ppa, Mori ritiene che debbano affidarsi alla dinamica domanda-offerta, al limite ponendo le basi per uno sviluppo iniziale.

Altro dossier in attesa di approdare a Bruxelles è il capacity market (QE 8/2). “Sappiamo che Governo, Autorità e Terna – sottolinea Mori - stanno lavorando alla modifica della disciplina che permetterebbe al nostro meccanismo di rispettare in anticipo le prescrizioni in termini di limiti emissivi che saranno introdotte dal market design europeo da gennaio 2020. Ci risulta ci siano attività di ‘fine tuning’ sul testo, il processo è ancora fluido, ma riteniamo che stia andando nella giusta direzione al fine di riuscire ad avviare le prime aste entro la fine dell’anno, prima che il meccanismo italiano perda efficacia”.

Poi, ovviamente, c’è la sfida più ampia del Pniec. “Abbiamo accolto con grande favore il Piano – afferma Mori -  che riteniamo un importante punto di partenza per fornire alle nostre imprese un quadro di riferimento chiaro e ben definito per le proprie scelte di investimento. Ciò che ancora manca, e su cui è prioritario lavorare insieme in Europa, sono gli strumenti concreti per rendere questi target materialmente raggiungibili”.

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