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EF: “Capacity market, se non si parte niente sviluppo Fer e phase-out carbone”

Condividiamo l'intervista di Quotidiano Energia ai due Vice Presidenti di Elettricità Futura: Valerio Camerano e Agostino Re Rebaudengo. Camerano: “Anche la Ue dice che è essenziale e ci saranno benefici sui prezzi”. Re Rebaudengo: “Giusto avviarlo subito, poi le ulteriori misure su storage, domanda, autoconsumo”


Dopo il lungamente atteso via libera della Ue (QE 14/6), per portare al traguardo il capacity market mancano pochi metri. Eppure, il timore del settore che si possa inciampare prima di tagliare il filo di lana non sembra totalmente dissipato. 

Il passo cruciale è la firma del relativo decreto da parte del ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. A cui Italia Solare ha inviato la richiesta di bloccare tutto, per far ripartire dal principio il processo in ossequio alle nuove regole del Market design che entreranno ufficialmente in vigore il 4 luglio (QE 17/6). Data che secondo alcuni rappresenterebbe il termine ultimo per varare il provvedimento ministeriale.

E se Utilitalia ha deciso di fare pressing sul ministro con un comunicato (QE 20/6), Elettricità Futura ha deciso di inviare una lettera a Di Maio nel tentativo di smontare punto per punto le critiche di Italia Solare.

In un’intervista a QE, gli esponenti delle due anime dell’associazione, quella termoelettrica rappresentata dal vice presidente Valerio Camerano e quella rinnovabilista dal vice presidente Agostino Re Rebaudengo, spiegano le motivazioni dell’iniziativa. E soprattutto sottolineano quelli che a loro avviso sono i vantaggi del mercato della capacità per entrambi i settori e per l’intero sistema elettrico nazionale.

“Prima di tutto vorrei esprimere apprezzamento per quanto fatto finora dal Governo”, afferma Camerano. Rimarcando però “la necessità di partire rapidamente, pena il riavvio del processo daccapo, con rischi gravissimi per il sistema”.

“Trovo incredibile – aggiunge - che si continui a evidenziare un conflitto tra rinnovabili e mercato della capacità, semmai è vero il contrario: il meccanismo abilita lo sviluppo delle Fer e il phase-out del carbone. Per cui è sorprendente che si prenda posizione contro uno strumento utile al raggiungimento dei target Ue al 2030”.

“Quando esisteva ancora assoRinnovabili – sottolinea Re Rebaudengo - avevamo detto che ci sembrava prematura l’introduzione del capacity perché allora c’era sovraccapacità. Oggi le condizioni sono mutate e anch’io penso che, allo stato attuale, sia necessario un meccanismo per assicurare il bilanciamento della rete. Le regole del capacity potranno e dovranno essere adeguate all’evoluzione tecnologica degli accumuli, delle reti e delle interconnessioni”.

Scendendo più nello specifico delle contestazioni di Italia Solare, Camerano rimarca innanzitutto che “si è trattato di un percorso con ampia gestazione, iniziato da oltre 10 anni, accompagnato da riflessioni e miglioramenti”. Inoltre, già ora il meccanismo “è aperto a Fer non incentivate, domanda e capacità estera” e con l’ultimo intervento del Governo “sono stati introdotti anche nuovi limiti di emissione”.

Italia Solare sostiene però che il capacity debba essere utilizzato come ultima ratio, in base a quanto prevede il Market design che entrerà in vigore il 4 luglio. “Da questo punto di vista – prosegue Camerano – bisogna chiarire che l’Italia ha individuato una serie di misure per fare fronte al fallimento dei mercati energy only: l’intraday in negoziazione continua, l’apertura del Msd alle Uvam, le interconnessioni. La stessa Commissione Ue riconosce che anche con tali misure resta un problema di sicurezza, e che il capacity è essenziale. Il fatto di partire prima con quest’ultimo è legato a una questione di adeguatezza del sistema”.

Poi c’è il capitolo costi. Le stime vanno da 0,9 a 1,4 mld € annui ma i due vice presidenti rimarcano come questo effetto sarà controbilanciato da altri fattori. “Credo che una parte significativa possa essere recuperata su Mgp e Msd”, afferma Re Rebaudengo. Sottolineando come “la stessa apertura del meccanismo alle centrali non autorizzate possa contribuire a ridurre i prezzi”.

“A ciò si aggiunge il venire meno dell’attuale capacity payment (circa 150 mln € annui, ndr) e soprattutto un effetto positivo del mercato della capacità nel limitare la volatilità dei prezzi”, interviene Camerano.

Che poi si sofferma sulla “condizione quasi surreale in cui si trovano diversi impianti considerati essenziali per il sistema e che Mise e Terna hanno chiesto di mantenere in funzione senza però garantire una copertura dei costi”. Un tema sollevato qualche tempo fa anche dallo stesso Tso (QE 9/5), che ha quantificato in circa 2.000 MW tale capacità. Senza considerare che il capacity prevede la consegna solo dal 2022. “Sono temi su cui l’Arera e Terna dovranno dare chiarimenti”, sottolinea Camerano. Secondo cui invece il fiorire di iniziative sui peaker gas (QE 30/5) non creerà sovraccapacità: “i progetti credibili non sono poi tanti e comunque alla fine saranno privilegiati quelli con maggiore stato di avanzamento e maggiore flessibilità, oltre che quelli con meno emissioni”.

"Una volta avviato il capacity – afferma Re Rebaudengo – ci auguriamo che vengano introdotte le riforme necessarie affinché Fer, accumuli e domanda possano partecipare attivamente al mercato della capacità, che si apra all’autoconsumo collettivo e alle comunità energetiche, e infine che si arrivi all’approvazione dei decreti Fer 1 e 2. Creando poi le condizioni per far partire i Ppa”.

Riguardo infine al possibile impatto di tali decreti sulle bollette, Re Rebaudengo sottolinea che “c’è una tale quantità di impianti pronti ad allacciarsi che il prezzo si confermerà molto basso, senza aggravi in A3”.


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LEGGI LA NOTA TECNICA DI EF DECARBONIZZAZIONE: CAPACITY MARKET NECESSARIO

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