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La transizione si fa (anche) sul territorio

Condividiamo articolo di Quotidiano Energia sul convegno del Ditne a Brindisi in cui è intervenuto Re Rebaudengo


“Le Regioni e le città svolgono un ruolo fondamentale nella strategia per la decarbonizzazione” 
perché se le linee guida arrivano dalla Ue e vengono poi implementate dal Governo, è a livello locale che tutto questo deve trovare applicazione. La sottolineatura è di Giulio Volpi, della DG Energia della Commissione europea, al convegno sulle sfide del Piano energia-clima organizzato il 12 aprile a Brindisi dal Ditne, il Distretto tecnologico nazionale sull’energia che vede tra i suoi soci Enea, Cnr, Università, A2A, Acea, Enel, Tap e Terna (QE 15/4). E la centralità del territorio nella transizione energetica è stata rimarcata un po’ in tutti gli interventi che hanno animato la giornata, ospitata in una zona che vivrà in prima linea il percorso di decarbonizzazione, visto che a Brindisi c’è una delle centrali a carbone Enel coinvolte dal phase-out al 2025 previsto dal Pniec. 

La grande partecipazione di pubblico all’appuntamento del Ditne e le dichiarazioni degli amministratori locali hanno ben evidenziato quanto sia alta l’attenzione su come il Governo attuerà il piano. C’è da “riscrivere il modello economico della nostra città, tenendo insieme ambiente e lavoro”, ha detto il sindaco di Brindisi Riccardo Rossi. Bisogna “impostare una strategia economica per soppiantare attività industriali, garantire livelli occupazionali, pianificare nuovi modelli di sviluppo”, ha aggiunto l’assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia, Cosimo Borracino.
Risposte pratiche a queste sollecitazioni ancora non ci sono. Il confronto nazionale sull’uscita dal carbone è partito al Mise il 17 aprile e per ora si è limitato a mettere sul tavolo i temi da affrontare, altri incontri arriveranno anche a livello locale. I sindacati, convocati dal sottosegretario Davide Crippa per il 17 giugno, rilanciano l’allarme per la ricollocazione occupazionale dei lavoratori (QE 18/4).
Il problema resta infatti che se con il Pniec le decisioni per la decarbonizzazione sono state prese, gli strumenti per renderle possibili e sostenibili ancora no. E non solo per il phase-out. Su questo hanno insistito molti dei relatori invitati a Brindisi dal Ditne, presieduto da Arturo De Risi e con l’ex senatore del PD Salvatore Tomaselli responsabile delle relazioni istituzionali.
“Il Pniec è molto sfidante e le cose non vanno da sole, bisogna investire nella ricerca”, ha affermato il presidente Enea Federico Testa. Per il vice direttore Politiche Industriali di Confindustria, Massimo Beccarello, confrontarsi sul territorio è “molto importante perché uno degli aspetti critici è proprio la governance del piano, ci sono investimenti da fare per 300 miliardi di euro con rischi e opportunità per tutti gli stakeholder”. La decarbonizzazione si deve realizzare garantendo la competitività del settore industriale. Una necessità che, ha continuato Beccarello, implica il mantenimento di un ruolo per il gas: è infatti “difficile da sostenere una piena elettrificazione dei processi industriali”. Si tratterebbe di un costo “ragguardevole”, ha commentato Massimo Derchi, Chief Industrial Officer di Snam, “la piena decarbonizzazione Ue al 2050 con 270 miliardi di mc di gas verde consentirebbe invece di risparmiare 270 mld euro annui rispetto a un sistema minimal gas”.
Trasversale nel dibattito altresì l’accento sui target rinnovabili: 55% di Fer elettriche, hanno ricordato in molti, si traduce in un raddoppio della capacità eolica installata e in un più che raddoppio di quella fotovoltaica. Il Fer 1 resta però intanto bloccato a Bruxelles, il Fer 2 è in gestazione, i Ppa non decollano.
Sul Fer 1, Crippa – presente a Brindisi – non ha nascosto un “imbarazzo” per la mancata emanazione del testo: “I fondi da stanziare sono pronti, gli impianti sono in molti casi già autorizzati, ma la DG Competition sta facendo valutazioni sui ricorsi presentati da operatori del mini-idro e del mini-eolico, attendiamo la risposta definitiva, nel frattempo l’interlocuzione va avanti”.
Grande preoccupazione degli operatori inoltre per la lentezza dei percorsi autorizzativi per i nuovi impianti Fer o per il potenziamento degli esistenti. “Se non migliora il sistema Stato-Regioni-Province, se non partono decreti e Ppa, non arriveremo neanche alla metà del piano al 2030”, ha dichiarato il vicepresidente di Elettricità Futura, Agostino Re Rebaudengo. “Occorre fare presto, non siamo in ritardo ma i tempi se ne stanno andando”, ha osservato il vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera, Gianluca Benamati. Mentre il presidente della commissione Industria del Senato Gianni Girotto, intervenuto in collegamento al convegno del Ditne, è in generale “fiducioso che il Pniec verrà migliorato”.
Quanto alle aziende, per l’a.d. di A2A Energiefuture, Giuseppe Monteforte, nel Piano “ci sono target importanti ma raggiungibili, chiediamo un rapporto stretto con l’economia circolare”, e va assicurata la sicurezza del sistema elettrico.
Enel è “molto positiva” sul Pniec, che ha obiettivi “condivisibili ma che non accadono da soli, ci sono cose da fare molto rapidamente, a partire dalla necessità di abbattere drasticamente i tempi delle autorizzazioni”, ha evidenziato il Country Manager Italia, Carlo Tamburi. “Questo è un punto nodale”, ha proseguito, perché oggi servono 5 anni per un’autorizzazione unica Fer e a volte addirittura di più. “Rendere coerenti le procedure regionali e vincolanti i tempi di autorizzazione” è “fondamentale” anche per Alessandro Bartolomei di Eni New Energy.
Ma perché ci vuole così tanto per autorizzare un impianto Fer? Tanti gli enti interessati dal livello centrale a quello locale, tuttavia per il direttore del Dipartimento Sviluppo economico della Regione Puglia, Domenico Laforgia, la causa va ricercata, oltre che nel fenomeno Nimby, nell’atteggiamento “generalmente negativo” verso i nuovi impianti del ministero dei Beni culturali.
A prescindere di chi sia la “colpa” il Governo è consapevole che di questo passo si farà poca strada. “Senza tempi massimi per i procedimenti autorizzativi i target Fer non si raggiungono”, ha ammesso Crippa.
Se per la decarbonizzazione centrale sarà il territorio, altrettanto il singolo cittadino. Una transizione senza il sostegno del consumatore non sarà infatti possibile, un ruolo chiave lo avrà la crescita dell’autoconsumo.
Nella tutela dell’ambiente “i comportamenti dei singoli, la responsabilità di ciascuno di noi è importante perché bisogna adeguare le nostre esigenze e i nostri stili di vita”, ha osservato il presidente di Ispra, Stefano Laporta. Per Laforgia il problema però è che parliamo “troppo a noi stessi, tra tecnici, dimenticando di rivolgerci al pubblico che poi decide”.
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