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Investimenti sulle reti, fattore abilitante della transizione energetica

È stato diffuso lo studio di Confindustria Energia, realizzato con il contributo di Elettricità Futura, sul ruolo fondamentale che le infrastrutture energetiche primarie saranno chiamate a svolgere per soddisfare la domanda energetica e raggiungere gli obiettivi definiti nel PNIEC

Lo studio “Infrastrutture energetiche, ambiente e territorio”, presentato il 22 gennaio a Roma, prevede un programma di investimenti pari a 96 Mld€ nel periodo 2018-2030 per le infrastrutture energetiche primarie, una significativa ripresa sul tessuto produttivo nazionale e un impatto addizionale sul PIL progressivamente crescente dallo 0,3% nel 2018 allo 0,9% nel 2030 e una ricaduta occupazionale di 140.000 ULA entro il 2030 per la realizzazione e la gestione delle infrastrutture e di 35.000 ULA post 2030. “È importante non ritardare o ridurre gli interventi infrastrutturali di un solo anno”, spiega Giuseppe Ricci, Presidente di Confindustria Energia, “il modello sinergico funziona e può creare opportunità per tutti”. 

Per quanto riguarda le rinnovabili per la generazione elettrica, il cumulato di investimenti nel settore risulta pari a 29,2 Mld€, e si riferisce alla realizzazione di impianti fotovoltaici (20,3 Mld€), eolici (8,4Mld€) e geotermici (0,5Mld€). La nuova capacità di generazione stimata è stata prevista in due fasi al fine di tenere conto di un primo periodo, pre 2020, in linea con gli incentivi previsti per la promozione dello sviluppo della generazione da fonti rinnovabili, ed un secondo periodo, 2020-2030, corrispondente ai successivi target del Clean Energy Package.

Per ogni euro investito in fonti rinnovabili, è necessario investirne un altro in infrastrutture e reti”, commenta Luigi Ferraris, AD di Terna. Sono proprio gli investimenti di rete, insieme ai segnali di prezzo a lungo termine, i sistemi di accumulo, l’evoluzione ed integrazione dei mercati e la digitalizzazione, a rappresentare i fattori tecnologici abilitanti della transizione energetica. Per quanto riguarda la rete elettrica, in coerenza con le esigenze derivanti dall’applicazione delle politiche ambientali, Terna prevede di sviluppare e adeguare le infrastrutture per garantire il dispacciamento di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili nell’ottica di sostituire l’energia prodotta dai combustibili fossili più inquinanti e per promuovere l’efficienza energetica attraverso un accorto sviluppo della rete di trasmissione volto a ridurre le perdite di esercizio e a rispondere al potenziale incremento della penetrazione elettrica negli usi finali. Gli investimenti complessivi previsti da Terna entro il 2030 ammontano a 14,1 Mld€ e riguardano la posa di nuovi elettrodotti, la razionalizzazione e ottimizzazione della rete esistente e la realizzazione di compensatori di tensione e stazioni elettriche.

L’invito di Roberto Potì, Coordinatore dello studio, è proprio quello di guardare alla Strategia italiana e all’Italia come un Paese che ha e avrà sempre più un ruolo centrale all’interno del contesto europeo. È auspicabile ora un confronto approfondito con le Istituzioni, sulla base delle valutazioni degli investimenti presentati, per accompagnare gli strumenti che andranno a elaborare il Piano Energia e Clima.

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