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News Room / Scelti da noi / 20-02-2020

Il Fer 1 e il nodo del fotovoltaico “impossibile” nelle ex cave


Riportiamo articolo di QualEnergia contenente alcune dichiarazioni di Andrea Zaghi, Direttore Generale di Elettricità Futura, sui risultati della prima procedura del decreto Fer 1e i diversi punti critici che andrebbero corretti nelle procedure successive (la seconda è già aperta, ne mancheranno poi altre cinque per chiudere la finestra del Fer 1).

Tra i nodi irrisolti, in particolare, c’è quello dei progetti fotovoltaici nelle ex cave. Che il testo rendesse di fatto spesso impossibile sfruttare le cave abbandonate lo avevamo denunciato già prima dell’entrata in vigore: una denuncia che trova conferma nei risultati della prima procedura: zero ammessi e zero domande da impianti su ex-cave e un solo fotovoltaico su area industriale (su 2 richieste) entrato in posizione utile all’asta per > 1 MW In teoria, il decreto Fer 1 punta a favorire la realizzazione di questi progetti, assegnando la priorità nell’accesso ad aste e registri agli impianti costruiti nelle cave dismesse e nelle ex discariche; in pratica, però, non si può sfruttare questa corsia preferenziale perché è rimasto l’ostacolo dell’art. 65 del decreto legge n. 1/2012 (poi convertito nella legge 24 marzo 2012, n.27) che vieta l’installazione a terra di sistemi fotovoltaici incentivati su aree agricole.

La stragrande maggioranza delle cave, infatti, soprattutto dismesse e quelle di cui si occupa il decreto Fer 1, sono ubicate in terreni che hanno ancora la destinazione urbanistica agricola. L’attività estrattiva, essendo compatibile – non assimilata – con la destinazione agricola di un terreno è quasi sempre effettuata su questi terreni, meno pregiati di quelli edificabili, mentre le cave su terreni industriali difficilmente restano abbandonate.

Le cave dismesse, spiega a QualEnergia.it Andrea Zaghi, direttore generale di Elettricità Futura, “alla fine del loro periodo di utilizzo e a valle del loro recupero tornano alla categoria catastale di origine, che spesso è quella agricola, impedendo di fatto l’uso virtuoso a scopi energetici di tali aree”. Come si può risolvere il cortocircuito normativo? Zaghi ricorda che Elettricità Futura “aveva promosso un emendamento al DL Clima che prevedeva un’eccezione all’art. 65 del DL 1/2012 per il fotovoltaico incentivato da realizzare nelle ex cave”, emendamento che aveva ottenuto un ampio consenso parlamentare oltre al parere positivo dei ministeri competenti (Ambiente e Sviluppo economico). Tutto però si era incagliato alla commissione Bilancio al Senato, che aveva espresso un parere negativo, sebbene il parere presso la commissione Ambiente fosse stato favorevole. L’unica via per superare lo stallo, afferma poi Zaghi, “è la via parlamentare” dopo che la proposta di consentire la realizzazione di impianti FV incentivati su cave dismesse è rimasta esclusa dal decreto Milleproroghe. Si punta quindi, termina Zaghi, “a ripresentare il testo nel collegato ambientale al Green Deal di cui si sta parlando in questi giorni”. Vedremo allora come si evolverà la situazione, anche per quanto riguarda gli altri punti critici emersi dalla prima fase di applicazione del decreto Fer 1. Un punto che continua a preoccupare molti operatori è la difficoltà di sviluppare progetti per i rifacimenti degli impianti (repowering): qui sarebbe necessario identificare in modo preciso e puntuale tutte le variazioni non sostanziali che consentirebbero alle iniziative di repowering di velocizzare i procedimenti per le autorizzazioni, senza dover partire ogni volta da zero come se si trattasse di nuovi impianti. Continua a leggere...

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