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Capacity market a rischio

Mori (Elettricità Futura): “Modifica a market design potrebbe mettere fuori gioco il nostro meccanismo dal 2020”. Crippa (Mise): “Vogliamo limiti emissioni, serve quindi nuova notifica a Ue”

Già dall’annuncio dello scorso settembre sulla “pausa di riflessione” da parte del Governo, il capacity market italiano sembrava fortemente a rischio (QE 13/9). 

Ora il destino del nostro mercato della capacità è realmente in bilico, e non solo per le decisioni delle istituzioni nazionali, in particolare sul limite delle emissioni per gli impianti. Ora è la stessa Ue a poter compromettere il lungo lavoro portato avanti proprio con Bruxelles. E l’appuntamento decisivo è atteso domani al Trilogo Ue sul market design (QE 21/11).

“Sarà un passaggio fondamentale – ha sottolineato oggi il presidente di Elettricità Futura, Simone Mori, alla presentazione del Libro Bianco di Confindustria sulle Fer – nel quale il nostro meccanismo potrebbe essere messo fuori norma a partire dal 1° gennaio 2020”.

Un emendamento al market design presentato in occasione del Coreper, infatti, non fa più salvi i meccanismi già approvati. E questo potrebbe costringere l’Italia a riavviare l’intero iter da capo.

“Una manina ha modificato il regolamento Ue”, ha detto Mori, facendo chiaramente intendere che tale “manina” fa contenti “la Germania, che è comoda sul carbone, e i Paesi nordici che hanno il nucleare”.

A prescindere dall’esito del Trilogo di domani, comunque, il meccanismo italiano dovrà essere rinotificato alla Ue. “Vogliamo apportare un cambiamento sui limiti emissivi e questo comporta una nuova notifica a Bruxelles”, ha detto il sottosegretario Mise Davide Crippa. Aggiungendo una frecciatina ai produttori (all’Enel?): “Qualcuno ha annunciato di voler anticipare al 2024 il phase-out dal carbone ma al contempo spinge per non mettere limiti di emissione agli impianti nel capacity market, mi pare che qualcosa non torni, da una parte o dall’altra”.

In definitiva, il meccanismo italiano si trova tra due fuochi: da una parte la Ue, che potrebbe metterlo fuori gioco dal 1° gennaio 2020 imponendo da riavviare l’iter da capo, dall’altra il Governo, che apportando modifiche (seppure più soft e meno impegnative sul fronte dei tempi) impedirebbe comunque di partire subito con le aste.

Domani si capirà meglio quale destino lo attende.

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