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Mori su Capacity market

Condividiamo l'articolo di Quotidiano Energia "Mori (EF): “Capacity market, così gli ambientalisti si schierano per il carbone” sull'Audizione di Elettricità Futura sul Quadro strategico Arera


“Deve essere chiara una cosa: senza il capacity market il Pniec non si realizza. E le grandi associazioni ambientaliste che hanno preso posizione contro il meccanismo si schierano di fatto a favore del carbone”.

Il presidente di Elettricità Futura, Simone Mori, ha colto l’occasione delle audizioni sul Quadro strategico Arera per criticare la scelta di Greenpeace, Legambiente e WWF di affiancare Italia Solare nella “denuncia” inviata a Bruxelles volta a contestare il mancato coinvolgimento da parte del Governo sulla disciplina finale, come anticipato martedì scorso da QE.
“Abbiamo letto con sconcerto di questa presa di posizione – ha sottolineato Mori – che riteniamo sia uno grave errore. Il Piano Clima Energia che il Governo ha presentato può avviare uno straordinario processo di cambiamento del nostro settore che può essere realizzato solo lavorando insieme, ognuno facendo il proprio mestiere, senza strappi di questo genere”.
In sostanza, la tesi del presidente di EF è che senza capacity il phase-out del carbone al 2025 (ma anche lo sviluppo delle Fer, che necessita un’adeguata capacità di back-up) non si può realizzare. Per cui di fatto tale presa di posizione degli ambientalisti impedisce la chiusura degli impianti che emettono più CO2.
Peraltro, l’iniziativa capeggiata da Italia Solare ha creato ulteriore sconforto nel settore in merito al destino del capacity. Il presidente di Utilitalia Giovanni Valotti ha parlato di “urlo di dolore” mentre l’a.d. di EP Produzione Luca Alippi pur “apprezzando lo sforzo di Arera” ha affermato che “sembra di essere persi nelle nebbie”. Anche se alcuni commenti raccolti a margine da QE invitano all’ottimismo, sottolineando che Bruxelles sta andando avanti con l’esame del dossier. Sebbene i tempi siano ormai molto stretti.
Intanto c’è da gestire la chiusura delle centrali a carbone. Se Alippi ha ricordato la situazione particolarmente difficile per la Sardegna (dove EP gestisce l’impianto di Fiumesanto), il country manager Italia di Enel, Carlo Tamburi, ha sottolineato la necessità di “strumenti ad hoc da adottare per mantenere in esercizio tali asset per gli anni in cui tale capacità risulterà fondamentale per la gestione in sicurezza del sistema elettrico ma non sarà in grado di sostenersi economicamente partecipando al mercato elettrico”, visto che “la partecipazione al mercato della capacità sarà con ogni probabilità preclusa agli impianti a carbone”. Strumenti che “dovranno assicurare una adeguata copertura dei costi ai titolari degli impianti”.
Serviranno poi “ulteriori strumenti di copertura, quali i contratti a lungo termine, finalizzati all’approvvigionamento di servizi di flessibilità specifici e diversi dall’adeguatezza (inerzia, regolazioni veloci di frequenza/potenza, regolazione di tensione, ecc.)” da assegnare “tramite procedure competitive che garantiscano la massima partecipazione degli utenti”, organizzate dai Tso e Dso, che "dovranno identificare il fabbisogno prospettico di servizi e i requisiti di erogazione, lasciando al mercato l’individuazione delle migliori soluzioni tecnologiche ed industriali per la relativa fornitura”.
Sul fronte capacity, da rimarcare poi la posizione dell’Eni, che ha chiesto per gli impianti ancora non autorizzati “un’asta successiva a quella madre” al fine di “evitare comportamenti opportunistici” (anche se l’attuale meccanismo dovrebbe prevedere una priorità per gli impianti esistenti e autorizzati, ndr).
Sorgenia ha invece chiesto che anche gli impianti essenziali partecipino al mercato della capacità, per ottenere l’essenzialità solo “in via residuale” qualora non trovino spazio nel meccanismo.  Sorgenia ha poi auspicato “la piena integrazione della demand side response”, e un intervento sul derating delle tecnologie, con “una funzione di adeguatezza più appropriata”.
A favore del capacity si sono poi schierate Edison, Engie ed Energia Libera.
Diverse società e associazioni  si sono soffermate poi sul nodo tariffe di trasporto gas, auspicando una riforma che riduca l’onere ora gravante sui Ccgt. Tirreno Power ha lamentato “un incremento di circa il 20% dei costi fissi”. Sottolineando poi il nodo della “mancata armonizzazione tra mercati dell’elettricità e del gas” particolarmente critico nelle situazioni emergenziali, in quanto “le offerte sul mercato elettrico sono fatte al buio in un momento in cui il prezzo del gas non è ancora definito”. In particolare, ha sottolineato la ex Genco, in occasione dell’emergenza di fine 2017 a Baumgarten “chi ha offerto sul mercato elettrico ha riportato perdite consistenti, per noi superiori a 1 mln €”.
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