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Filo diretto / Affari Europei / 26-10-2026

L’Europa torna a consumare più elettricità

Euronews analizza la ripresa della domanda elettrica in Europa, il peso del gas sul sistema italiano e il ruolo di reti, accumuli e nuovi consumi


Dopo oltre dieci anni di calo, la domanda di elettricità nell’Unione europea è tornata a crescere. Il tema è al centro dell’articolo di Euronews «L’Europa consuma più elettricità, ma a prezzi diversi: perché l’Italia parte svantaggiata». L’articolo riprende i dati pubblicati da Ember: a settembre 2026 i consumi europei hanno registrato il tredicesimo aumento mensile consecutivo su base annua, la serie positiva più lunga almeno dal 2018.

L’inversione di tendenza coinvolge le principali economie europee, tra cui Italia, Germania e Spagna. Nei quindici anni fino al 2023 i consumi elettrici dell’Ue erano scesi di circa il 9%. A settembre 2026 la domanda italiana ha raggiunto 27,1 TWh, quella tedesca 41,2 TWh e quella spagnola 21,1 TWh. Le cause cambiano da Paese a Paese. In Germania pesa la debolezza dell’industria, in Italia contano meteo, attività economica ed elettrificazione di trasporti ed edifici, in Spagna la disponibilità di solare ed eolico attira nuovi investimenti. Si tratta di un cambiamento strutturale, che resta comunque soggetto a oscillazioni legate a temperature, produzione industriale e prezzi.

L’Italia affronta questa fase con un sistema elettrico ancora molto legato al gas. Secondo i dati Ember disponibili su World Power Monitor, nel 2025 il gas ha coperto il 47,3% della produzione nazionale, il solare il 16,8% e l’idroelettrico il 15,7%. Le fonti a basse emissioni hanno raggiunto nel complesso il 48,8%. La Spagna può contare su una quota crescente di solare ed eolico e la Francia sul nucleare, mentre l’Italia resta più esposta alle variazioni del mercato del gas.

La differenza si riflette sui prezzi all’ingrosso. A settembre 2026 il prezzo medio sul mercato del giorno prima in Italia è stato di 207,3 euro/MWh, contro 145,4 euro in Germania e 143,2 euro in Spagna e Francia. Per trasferire al sistema il valore della produzione rinnovabile servono reti in grado di gestire flussi variabili, sistemi di accumulo e collegamenti adeguati tra le aree del Paese e con l’Europa.

La crescita dei consumi nasce dai nuovi usi dell’energia. Auto elettriche, pompe di calore e climatizzatori spostano sulla rete consumi prima coperti dai combustibili fossili. A settembre le immatricolazioni di auto elettriche a batteria in 17 mercati europei sono aumentate del 70,3% su base annua, arrivando a circa il 30% delle nuove vendite. Secondo BloombergNEF la capacità dei data center in Europa potrebbe più che raddoppiare entro il 2035. Per attrarre questi investimenti l’Italia dovrà garantire connessioni alla rete, autorizzazioni rapide e costi energetici competitivi.

L’aumento della domanda rende più urgente nuovi investimenti per lo sviluppo delle reti europee, già molto estese ma da rinforzare ed ammodernare. Se le reti non crescono allo stesso ritmo delle rinnovabili, una parte dell’energia prodotta non raggiunge i consumi. Anche l’Italia deve quindi coordinare le esigenze di nuovi impianti, accumuli e reti per non rallentare la transizione e ridurre la dipendenza dal gas.

Nel breve periodo il mercato del gas resta esposto al conflitto che coinvolge l’Iran e alle difficoltà nelle esportazioni dal Golfo Persico. Con l’inverno i consumi per il riscaldamento aumentano e i prezzi possono salire ancora, soprattutto nei Paesi esposti al gas nella generazione elettrica. Nel medio periodo l’elettrificazione rafforzerà la sicurezza energetica, se la produzione nazionale da fonti pulite e lo sviluppo delle saranno garantite.

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