Nel 2025 eolico e solare hanno prodotto per la prima volta il 30% dell'elettricità dell'Unione europea, mentre le fonti fossili sono scese sotto il 30%. Da qui parte “The Power Proof”, il Power Barometer 2026 di Eurelectric, il rapporto annuale su produzione, mercati, reti ed elettrificazione in Europa. Ogni kWh prodotto in Europa genera in media 182 grammi di CO2, il valore più basso mai registrato, e le emissioni del settore elettrico sono inferiori del 64% rispetto al 2008. A luglio 2026 il solare ha superato per la prima volta i 55 TWh in un mese e le rinnovabili variabili sono arrivate vicino al 40% della generazione europea.
La chiusura dello Stretto di Hormuz ha fatto raddoppiare il prezzo del gas sul mercato europeo di riferimento (TTF). I prezzi all'ingrosso dell'elettricità sono comunque rimasti molto al di sotto dei picchi del 2022, perché oggi una parte maggiore della domanda è coperta dalle rinnovabili. In Germania questo effetto sui prezzi è evidente. Nel 2025, nelle ore in cui le rinnovabili hanno coperto almeno il 73% dei consumi, l'elettricità è costata in media circa 28 €/MWh. Quando la loro quota è scesa sotto il 35%, il prezzo medio è salito a circa 135 €/MWh. A giugno 2026 il caldo ha fatto crescere la domanda per il raffrescamento, mentre la produzione eolica, idroelettrica e nucleare era più bassa del solito. Il risultato sono stati prezzi più alti la sera, quando il solare smette di produrre.
Batterie
Nel 2025 la capacità di batterie installata nell'UE è più che raddoppiata e a inizio 2026 ha raggiunto 11,2 GW. Se tutti i progetti annunciati verranno realizzati, potrebbe superare gli 80 GW e i 230 GWh, con un peso crescente degli accumuli di lunga durata. Le batterie si aggiungono agli impianti di accumulo idroelettrico, che nelle ore centrali usano l'elettricità in eccesso per portare acqua in quota e la rilasciano dopo il tramonto per produrre energia. Anche gli investimenti nelle reti di distribuzione crescono del 12,5% l'anno. Nel 2024 hanno raggiunto 36 miliardi di euro e nel 2027 dovrebbero arrivare a 48 miliardi. Per centrare gli obiettivi al 2030 l'Europa deve installare oltre 450 GW di nuove rinnovabili, e servono autorizzazioni più rapide e regole comuni per gli accumuli.
Auto elettriche
Ad agosto 2026 le auto elettriche e ibride plug-in hanno raggiunto il 31% delle nuove immatricolazioni europee. Le pompe di calore installate superano i 28 milioni, ma per arrivare ai 60 milioni previsti al 2030 il ritmo delle installazioni deve aumentare. Elettrificare l'industria con tecnologie già mature aggiungerebbe 620 TWh di domanda elettrica e ridurrebbe la spesa per importare combustibili fossili di oltre 30 miliardi di euro l'anno.
Italia
In Italia le fonti fossili hanno ancora coperto nel 2025 il 43% del carico nazionale, ma l'interesse per nuovi impianti è molto alto. Secondo i dati Terna aggiornati a dicembre 2024, sono in attesa di connessione alla rete di trasmissione nuovi impianti rinnovabili per 348 GW e sistemi di accumulo per 277 GW. Il conteggio comprende tutte le richieste ricevute, anche quelle di progetti non ancora maturi. Con i contratti MACSE la capacità di accumulo dovrebbe arrivare a 12 GW e 47 GWh. Per trasformare questi progetti in impianti operativi servono autorizzazioni più veloci, connessioni assegnate in base alla maturità dei progetti e reti adeguate. Così il Paese ridurrà le ore in cui il gas fissa il prezzo dell'elettricità e sarà meno esposto alle crisi internazionali. Anche l'elettrificazione dei trasporti procede, e nel primo trimestre 2026 l'Italia ha registrato la crescita più forte in Europa nelle immatricolazioni di auto a batteria, con un +66% sull'anno precedente.
In Europa le tasse sull'elettricità pesano almeno il doppio di quelle sul gas, e questo scoraggia il passaggio ai consumi elettrici nelle case e nell'industria. Eurelectric chiede di eliminare questo svantaggio fiscale, di favorire la flessibilità della domanda e dell'offerta e di dare regole stabili a chi investe nelle tecnologie decarbonizzate.
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