Ember ha pubblicato il report Power on tap: EU hydro giants can add 25 GW renewables without new grids. L'analisi descrive il potenziale di ibridazione degli impianti idroelettrici in sette paesi europei, Austria, Bulgaria, Francia, Italia, Portogallo, Romania e Spagna, che insieme rappresentano 93 dei 131 GW di capacità idroelettrica installata nell'Unione.
L'ibridazione consiste nel collegare un nuovo impianto eolico o solare allo stesso punto di connessione alla rete già utilizzato da una centrale idroelettrica esistente, attraverso un meccanismo chiamato cable pooling. In questo modo la nuova capacità rinnovabile utilizza la connessione disponibile senza richiedere lavori di potenziamento della rete di trasmissione o distribuzione.
25 GW di nuova capacità eolica e solare possono essere aggiunti dietro il contatore degli impianti idroelettrici esistenti senza alterarne il tipico comportamento di dispacciamento. Questo volume corrisponde al 18% dei 138 GW di eolico e solare che i sette paesi prevedono di installare tra il 2026 e il 2030. Il dato varia molto da paese a paese, dal 77% in Austria al 7% in Bulgaria, anche per effetto dell'esclusione degli impianti situati in aree protette, che riduce la quota di capacità idroelettrica effettivamente idonea al 28% del totale analizzato.
In diversi paesi europei la capacità di rete disponibile è scarsa. Si stima uno scarto di almeno 120 GW tra capacità disponibile e crescita attesa delle rinnovabili entro il 2030. Austria e Bulgaria non hanno margini per nuova generazione, mentre in Portogallo e Romania la capacità residua è trascurabile. Secondo il report Ember, l'Italia si distinguerebbe come il paese con il maggior volume assoluto di potenziale di ibridazione tra i sette analizzati, con 7 dei 53 GW di eolico e solare previsti tra il 2026 e il 2030 collocabili dietro il contatore degli impianti idroelettrici esistenti, e con il 41% della propria capacità idroelettrica che sarebbe idoneo all'ibridazione dopo l'esclusione delle aree protette, la quota più alta insieme all'Austria.
Gli impianti a bacino e ad accumulo tramite pompaggio idonei all'ibridazione operano in media al 19% della loro capacità massima, che sale al 36% con l'eolico e al 31% con il solare. Gli impianti ad acqua fluente, diffusi anche in Italia, partono dal 29% e arrivano al 47% e al 42%, un margine che rende i 7 GW di potenziale italiano tra i più rilevanti per un'applicazione a breve termine.
Solo Spagna e Portogallo dispongono di regole dedicate ai progetti ibridi, introdotte nel 2020 e nel 2022, con esenzione dallo screening ambientale e, in Spagna, permessi prioritari e garanzie finanziarie ridotte del 50%. Progetti concreti sono comunque già in corso altrove, come il parco eolico di Tâmega in Portogallo, l'impianto fotovoltaico di Lazer in Francia e la conversione di impianti bulgari in asset ibridi da parte dell'utility statale NEK.
Il pacchetto sulle reti della Commissione europea del dicembre 2025 raccomanda regole nazionali per l'ibridazione, mentre la proposta per accelerare le autorizzazioni fissa un termine massimo di tre mesi per i permessi di connessione ai progetti ibridi. Tra le misure indicate figurano la possibilità di superare la capacità nominale della connessione, purché l'iniezione combinata resti nel limite di rete, e l'integrazione dei progetti nelle zone di accelerazione per le rinnovabili.
Per maggiori informazioni leggi il report.