Il fotovoltaico si conferma un fattore chiave di stabilizzazione dei costi energetici europei in una fase di forte tensione geopolitica. Secondo un’analisi pubblicata da Solar Power Europe, nei primi 17 giorni successivi all’inizio del conflitto in Medio Oriente la produzione solare nell’Unione europea ha evitato importazioni di gas per oltre 110 milioni di euro al giorno, contribuendo a ridurre la bolletta complessiva del gas di circa il 32% rispetto a uno scenario privo di rinnovabili.
Nel periodo considerato – dall’1 al 17 marzo – il parco fotovoltaico europeo ha generato 19,9 TWh di elettricità. Se la stessa quantità di energia fosse stata prodotta da centrali a gas, il costo stimato sarebbe stato pari a circa 1,9 miliardi di euro. Su base mensile, il beneficio economico risulta ancora più evidente: estendendo il calcolo all’intero mese di marzo, il risparmio complessivo garantito dal solare raggiunge 3,77 miliardi di euro.
L’analisi mette in luce il ruolo del fotovoltaico non solo nella riduzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, ma anche nel contenimento dei prezzi dell’energia elettrica. In un sistema basato sul principio del merit order, la diminuzione del ricorso alla generazione fossile riduce la frequenza delle ore in cui le fonti più costose determinano il prezzo marginale, con effetti positivi per imprese e consumatori.
Lo studio evidenzia inoltre come questi benefici possano crescere nel tempo. In uno scenario caratterizzato da un nuovo aumento dei prezzi del gas, i risparmi legati alla produzione fotovoltaica potrebbero arrivare fino a 67 miliardi di euro complessivi nel corso del 2026. Guardando al medio termine, lo scenario “intermedio” elaborato da SolarPower Europe stima benefici cumulati pari a 170 miliardi di euro entro il 2030, anche senza il pieno raggiungimento degli obiettivi europei di capacità solare.
Accanto alla crescita delle installazioni, l’analisi richiama l’attenzione sulla necessità di rafforzare la flessibilità del sistema elettrico, attraverso investimenti in accumuli, gestione della domanda e altre soluzioni non fossili. Un’evoluzione ritenuta essenziale per massimizzare il contributo delle rinnovabili, ridurre ulteriormente l’esposizione alla volatilità dei mercati internazionali del gas e rafforzare la sicurezza energetica europea.