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Policy / Transizione energetica e procedure autorizzative / 22-07-2021

Regione Lazio: Richiesta di modifica della proposta di legge regionale volta ad introdurre una moratoria all’installazione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici

Lettera alla regione Lazio.

Elettricità Futura ha trasmesso al Presidente del Consiglio Regionale Lazio una lettera in cui esprime forte preoccupazione per la recente proposta di legge n.294/2021 (“Disposizioni collegate alla legge di stabilità 2021 e modificazioni di leggi regionali”) e in particolare per l’emendamento che, introducendo modifiche al comma 1 dell’articolo 27, sospenderebbe fino al 30 giugno 2022 le nuove autorizzazioni di impianti eolici e fotovoltaici di grandi dimensioni - salvo impianti agrivoltaici con montaggio verticale dei moduli - nei Comuni che non provvedessero a individuare le aree e i siti non idonei all’installazione degli impianti a fonti rinnovabili.

Il provvedimento, nel caso in cui fosse effettivamente approvato, sarebbe in contrasto con gli obiettivi nazionali ed europei di sviluppo delle fonti rinnovabili e presenterebbe elementi di pregiudizio analoghi a quelli già evidenziati da numerose sentenze, tali da costituire oggetto di segnalazione dell’Associazione al Governo nazionale.

Preoccupa, ad esempio, la possibile interruzione per un anno di quasi tutte le iniziative connesse allo sviluppo di impianti eolici e fotovoltaici e non si condivide la scelta di demandare ai Comuni l’individuazione delle aree non idonee all’installazione degli impianti rinnovabili. Inoltre, il citato emendamento introduce anche alcuni elementi di indeterminatezza in riferimento sia alla dimensione degli impianti interessati che alla tipologia di impianti “agrivoltaici” non coinvolti dalla moratoria.

Occorre in aggiunta ricordare che gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal prevedono un significativo contributo del settore fotovoltaico che, oltre alle soluzioni “agrivoltaiche” in aree produttive in grado di coniugare la produzione di energia con quella agricola, non potrà concretizzarsi senza il ricorso anche ad impianti a terra di grandi dimensioni attraverso installazioni totalmente dedicate alla produzione energetica in aree agricole improduttive/marginali /abbandonate o non idonee all’agricoltura.

Elettricità Futura chiede pertanto al Consiglio Regionale di apportare le opportune modifiche alla proposta di legge in oggetto, riservandosi la facoltà di tutelare in tutte le sedi i diritti degli operatori di settore che sarebbero costretti ad annullare o modificare in maniera rilevante gli investimenti in corso e in sviluppo, con rilevanti impatti occupazionali ed economici.

 

Di seguito il testo integrale della lettera

 

Gentilissimi,

Elettricità Futura, Unione delle Imprese Elettriche Italiane, è la principale Associazione del settore elettrico italiano. Aderisce a Confindustria e rappresenta oltre 500 imprese e oltre il 70% del mercato elettrico nazionale.

Con la presente desideriamo offrire il contributo dell’Associazione in riferimento agli attuali ostacoli che potrebbero impedire un pieno sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nella Regione Lazio.

Esprimiamo, in particolare, forte preoccupazione per la recente proposta di legge n.294 del 19 maggio 2021 rubricata “Disposizioni collegate alla legge di stabilità 2021 e modificazioni di leggi regionali” ed in particolare per l’emendamento che, introducendo modifiche al comma 1 dell’articolo 27, sospenderebbe fino al 30 giugno 2022 le nuove autorizzazioni di impianti eolici e fotovoltaici di grandi dimensioni - salvo impianti agrivoltaici  con montaggio verticale dei moduli- nei Comuni che non provvedessero a individuare le aree e i siti non idonei all’installazione degli impianti a fonti rinnovabili.

Il provvedimento, nel caso in cui fosse effettivamente approvato, sarebbe in contrasto con gli obiettivi nazionali ed europei di sviluppo delle fonti rinnovabili e presenterebbe elementi di pregiudizio analoghi a quelli già evidenziati da numerose sentenze, tali da costituire oggetto di segnalazione dell’Associazione al Governo nazionale. È infatti presumibile che il Consiglio dei Ministri impugnerebbe dinanzi alla Corte Costituzionale la norma sollevando analoghe contestazioni espresse contro la disposizione introdotta dalla Regione Abruzzo con LR 8/2021.

Preoccupa, ad esempio, la possibile interruzione per un anno di quasi tutte le iniziative connesse allo sviluppo di impianti eolici e fotovoltaici, eventualità che renderebbe sempre più complesso il raggiungimento degli obiettivi al 2030 per via delle tempistiche già molto stringenti. Inoltre, non si condivide la scelta di demandare ai Comuni l’individuazione delle aree non idonee all’installazione degli impianti rinnovabili, dal momento in cui le Linee Guida FER prevedono che tale compito venga effettuato “dalle Regioni con propri provvedimenti tenendo conto dei pertinenti strumenti di pianificazione ambientale, territoriale e paesaggistica, secondo le modalità indicate al paragrafo 17 e sulla base dei seguenti principi e criteri [...]”. Inoltre, il Consiglio di Stato (Sentenza 02983/2021) ha ribadito che “in assenza, di una previa individuazione dei “siti non idonei”, la valutazione va effettuata in concreto, ovvero, come avvenuto nella fattispecie, “all’interno del procedimento unico e della procedura di Valutazione dell'Impatto Ambientale nei casi previsti” (Allegato 3, par. 17, lett. d), delle Linee Guida). Il Consiglio di Stato ha anche evidenziato che “la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è infatti un’attività di interesse pubblico che contribuisce anch’essa non solo alla salvaguardia degli interessi ambientali ma, sia pure indirettamente, anche a quella dei valori paesaggistici (…), ricordando che il potere delle Regioni è limitato “all’individuazione di puntuali aree non idonee alla installazione di specifiche tipologie di impianti secondo le modalità di cui all’allegato 3 (paragrafo 17) del d.m. del 2010” e ribadendo la compatibilità degli impianti fotovoltaici con le zone classificate agricole dai vigenti strumenti, nonché l’ulteriore principio fondamentale di favorire la massima diffusione delle fonti di energia rinnovabili.

L'individuazione delle aree e dei siti non idonei non deve rallentare - o addirittura bloccare - la realizzazione degli impianti, bensì offrire agli operatori un quadro certo e chiaro di riferimento e orientamento per la localizzazione dei progetti.

Inoltre, il citato emendamento introduce anche alcuni elementi di indeterminatezza in riferimento sia alla dimensione degli impianti interessati che alla tipologia di impianti “agrivoltaici” non coinvolti dalla moratoria.

I sistemi agrivoltaici sono disponibili in una varietà di tecnologie e configurazioni spaziali che consentono, secondo gli specifici obiettivi e requisiti del progetto, di rispondere al meglio alle esigenze colturali (e non solo) delle aree agricole su cui insistono. Tra i principali sistemi ci sono quelli tradizionali, in cui semplicemente i moduli fotovoltaici sono posti in una configurazione spaziale tale da lasciare spazio libero tra le file e sotto i moduli per le colture, e quelli montati su strutture sospese da terra, che lasciano libero il suolo per le coltivazioni e utilizzano anche sistemi ad inseguimento su singolo o doppio asse. I sistemi verticali citati dall’emendamento, analogamente a quanto disposto dal DL 77/2021, rappresentano pertanto solo una delle modalità possibili di agrivoltaico, che attualmente risulta essere l’opzione non utilizzata/ la meno diffusa, nonché spesso caratterizzata da bassa efficienza rispetto ad atre tecnologie a disposizione.  Pertanto, l’apertura verso tale tipologia di impianti di fatto si tradurrebbe in un divieto totale di installazioni solari su aree agricole.

Occorre in aggiunta ricordare che gli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione del Green Deal prevedono un significativo contributo del settore fotovoltaico che, oltre alle soluzioni “agrivoltaiche” in aree produttive in grado di coniugare la produzione di energia con quella agricola, non potrà concretizzarsi senza il ricorso anche ad impianti a terra di grandi dimensioni attraverso installazioni totalmente dedicate alla produzione energetica in aree agricole improduttive/marginali /abbandonate o non idonee all’agricoltura. Entrambi i modelli - che non comporteranno sottrazione di suolo agricolo produttivo - saranno in grado di garantire benefici diretti ai proprietari agricoli, nuovi investimenti per l’economia regionale e nazionale e il necessario incremento di produzione rinnovabile.

Chiediamo pertanto al Consiglio Regionale di apportare le opportune modifiche alla proposta di legge in oggetto, non approvando disposizioni illegittime e in contrasto con gli indirizzi nazionali ed europei a favore delle energie rinnovabili. Ci riserviamo pertanto la facoltà di tutelare in tutte le sedi i diritti degli operatori di settore che sarebbero costretti ad annullare o modificare in maniera rilevante gli investimenti in corso e in sviluppo, con rilevanti impatti occupazionali ed economici.

Ci rendiamo inoltre da subito disponibili a collaborare con la Regione per fornire ogni possibile supporto a uno sviluppo efficiente e sostenibile della produzione rinnovabile sul territorio.

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