Il World Energy Council ha pubblicato il World Energy Trilemma 2026 «Rebalancing World Energy. Trade-Offs and Transformations», che analizza come cambiano le priorità del sistema energetico. Negli ultimi vent’anni il calo dei costi delle tecnologie pulite, l’efficienza e il graduale switch di fonti hanno sostenuto una rapida diffusione delle rinnovabili. Gran parte di questi risultati è già stata conseguita e le scelte che abbiamo davanti hanno implicazioni puntuali per comunità, industrie ed elettori. Le condizioni di contesto globale continuano a cambiare più velocemente dei cicli decisionali dei policymakers, per questo l’equilibrio va ricercato in modo continuo attraverso quello che il rapporto definisce un continuo ribilanciamento.
Le difficoltà maggiori si sono spostate dalla generazione al sistema che ruota intorno, cioè reti, accumuli, integrazione di sistema, filiere, suolo, acqua e competenze. Le decisioni in questi ambiti hanno effetti più ampi e cambiano da Paese a Paese. Sul quadro pesano inoltre la domanda elettrica spinta dallo sviluppo del Sud globale, dai data center, dall’IA e dall’elettrificazione industriale, le pressioni sui costi per famiglie e imprese, il legame tra politica energetica e industriale e gli impatti climatici. Le interruzioni nello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota analoga di GNL, hanno colpito soprattutto gli importatori emergenti asiatici, alcuni tornati al carbone.
Dai cinque Regional Leadership Exchanges, che hanno coinvolto oltre 275 leader del settore da 65 Paesi, emergono cinque compromessi ricorrenti in tutte le regioni. Il primo compromesso contrappone gli investimenti nel sistema di domani alla gestione dei costi di oggi. Ovunque le reti e le infrastrutture per l’integrazione dei sistemi sono indicate come il vincolo principale della transizione. Rinviare gli investimenti ne aumenta i costi nel tempo, mentre anticiparli impone di tutelare famiglie e industria dagli effetti sui prezzi nel breve periodo. I sistemi che oggi garantiscono un bilanciamento tra prezzi contenuti e resilienza hanno la quota media di energia pulita più bassa, pari al 32%. Molti Paesi europei risultano resilienti ma con costi più alti e registrano la quota più elevata per le fonti pulite, intorno al 60%.
Il secondo compromesso riguarda il disegno dei mercati. Mercati che remunerano solo l’energia di oggi non finanziano le infrastrutture di domani. Nelle economie avanzate servono segnali che valorizzino nel lungo periodo servizi come la flessibilità, mentre nelle economie in via di sviluppo mancano condizioni adatte agli investimenti. Il terzo compromesso mette a confronto competitività nazionale e interdipendenza tra Paesi. L’energia è ormai parte della strategia industriale e ogni Paese deve scegliere se produrre internamente a costi più alti, importare da partner affidabili o rivolgersi al fornitore più economico. L’Europa perde investimenti industriali tra i sussidi statunitensi e la competitività di costo della manifattura cinese, e il calo della domanda elettrica industriale segnala un primo indebolimento del tessuto produttivo.
Il quarto compromesso è tra velocità della transizione e legittimazione sociale. Autorizzazioni lente, opposizione delle comunità e frammentazione normativa frenano i progetti più della disponibilità di capitali o tecnologie, e la fiducia si costruisce in tempi più lunghi di quelli richiesti dagli obiettivi climatici e di sicurezza.
Il quinto compromesso tocca le istituzioni. Quelle nate per un sistema stabile, centralizzato e basato sulle fonti fossili devono ora gestire un sistema distribuito, intermittente e in rapida evoluzione. Senza un loro adeguamento anche gli altri quattro compromessi restano difficili da governare.
Il World Energy Council individua cinque pratiche ricorrenti nei sistemi che gestiscono meglio queste tensioni. Si tratta di esplicitare i compromessi prima che siano gli eventi a imporre una scelta, lavorare sui punti di contatto tra energia, digitale, industria, finanza, comunità e ambiente, governare attraverso istituzioni con reale autorità sulle risorse, trattare il consenso sociale come requisito di progetto e cercare sinergie oltre a gestire compromessi.
Per maggiori informazioni leggi il report.