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Media / News / 28-09-2026

Transizione, autonomia e competitività. Un’occasione da non perdere

Lo speciale RiEnergia sullo studio Elettricità Futura-TEHA presentato a Cernobbio


RiEnergia
ha dedicato uno
speciale allo studio «L'elettricità per un'Italia più sicura e competitiva», realizzato da Elettricità Futura e TEHA Group e presentato al 52° Forum di Cernobbio. Lo speciale raccoglie quattro contributi, firmati dal Direttore Generale di Elettricità Futura Giorgio Boneschi e dai tre advisor dello studio Simona Benedettini, Gian Piero Joime e Guido Bortoni. Al centro degli approfondimenti ci sono gli investimenti del settore, la bolletta di famiglie e imprese, la sicurezza del sistema elettrico e gli strumenti per accompagnare la crescita delle rinnovabili.

Giorgio Boneschi, Direttore Generale di Elettricità Futura, sottolinea il peso industriale della filiera elettrica. Il settore è il primo in Italia per investimenti e il secondo per valore della produzione, con 226 miliardi di euro generati, 58 miliardi di valore aggiunto e 570.000 occupati. La domanda elettrica è attesa in crescita del 28% al 2035 e del 41% al 2040, spinta dall'elettrificazione dei consumi e dai data center. Le imprese sono pronte a mobilitare fino a 200 miliardi di euro in dieci anni, generando risparmi per il sistema fino a 20 miliardi l'anno e oltre 120 miliardi di PIL. Servono però regole stabili e autorizzazioni più rapide, visto che oltre 4.000 progetti rinnovabili per 150 GW sono ancora fermi.

Simona Benedettini, CEO & Founder di RACE Consulting, analizza la bolletta. Per una famiglia tipo l'elettricità costa in media 351 €/MWh, un valore in linea con la media europea (343 €/MWh), inferiore alla Germania (435 €/MWh) e superiore alla Francia (286 €/MWh). Il sistema italiano ha un punto di forza negli oneri di rete, più contenuti che in Francia e Germania sia per le famiglie sia per le imprese. I margini di miglioramento riguardano il costo della materia prima, ancora legato al gas, e gli oneri generali di sistema. Per ridurli servono autorizzazioni più rapide per le rinnovabili, la diffusione di PPA e contratti alle differenze a due vie, accumuli e investimenti nelle reti.

Gian Piero Joime, Professore di Economia dell’Ambiente e del Territorio all’Università Guglielmo Marconi, si concentra su sicurezza e autonomia energetica. Nel 2025 l'Italia ha consumato 311 TWh, coperti per il 41% da rinnovabili, per il 44% da fonti fossili e per il 15% da importazioni. La crisi dello Stretto di Hormuz di febbraio 2026 ha fatto salire del 35% il prezzo del gas europeo e portato il PUN oltre i 130 €/MWh. Senza un'adeguata remunerazione, 26,3 GW termoelettrici potrebbero uscire dal mercato entro il 2030, con un LOLE di 155 ore l'anno contro uno standard di 3. Secondo le stime dello studio Elettricità Futura-TEHA, la capacità rinnovabile dovrà passare da 82 GW a 159 GW al 2035, e il solo repowering può recuperare fino a 21 GW.

Guido Bortoni, Vice Presidente Law&Regulation di Elettricità Futura, indica i tre fronti su cui l'Italia sta lavorando per accompagnare la crescita delle rinnovabili. Il primo sono gli accumuli, che con il Capacity Market e il MACSE contribuiscono a ridurre la volatilità dei prezzi. Il fabbisogno di batterie di grande taglia è stimato in 42 GWh al 2030, contro i 18 GWh installati nel 2025. Il secondo sono i contratti di lungo termine, CfD regolati come FER X e FER Z e PPA tra privati, che trasferiscono in bolletta il minor costo delle rinnovabili e rendono i progetti più bancabili. Oltre 22 GW di nuova capacità eolica e fotovoltaica sono già contrattualizzati con CfD a due vie. Il terzo è la valorizzazione della flotta idroelettrica e termoelettrica, che garantisce la sicurezza del sistema durante la transizione. Per questo serve un Capacity Market con visibilità oltre il 2032.

I quattro contributi convergono su un punto. Il settore elettrico può rendere l'Italia più sicura e competitiva se rinnovabili, reti, accumuli e capacità programmabile crescono insieme. Perché gli investimenti diventino cantieri servono stabilità normativa, procedure autorizzative prevedibili, consenso nei territori e un intervento mirato sugli oneri di sistema.

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