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La ricetta di Stanford per un’Italia a emissione zero

È stato diffuso il rapporto realizzato dall'Università di Stanford e Berkeley sugli scenari a emissione zero, realizzati in base ai consumi di energia dei 139 Paesi responsabili del 99% delle emissioni di gas serra

L’obiettivo della ricerca è di verificare la possibilità di rendere i sistemi di energia di 139 Paesi, 100% sostenibile grazie all’apporto di vento, acqua e sole nei vari settori di utilizzo (elettrico, trasporti, riscaldamento/raffreddamento, industriale, agricolo, forestale, ittico).

La roadmap individua una conversione dell’80% dei Paesi analizzati entro il 2030 e il 100% entro il 2050. Non solo le rinnovabili sostituirebbero il sistema di generazione attuale, ma l’efficientamento degli usi finali porterebbe a una diminuzione della domanda di energia del 42,5%, suscettibile di diventare del 44%, dato l’importante contributo dell’elettrificazione rispetto alla combustione.

“Per rispettare la nostra road map”, afferma Jacobson, docente di ingegneria ambientale a Stanford, “occorre elettrificare il più possibile”, soprattutto nel settore dei trasporti, del riscaldamento e dell’industria. Un obiettivo possibile solo se si prospetta un mix energetico proveniente per il 34,6% da centrali a energia solare, per il 25,2% da impianti eolici sul terreno, per il 16,4% dai pannelli solari domestici, per l’11,3% da impianti a concentrazione solare. La conversione a un sistema 100% rinnovabili creerebbe circa 24,3 milioni di posti di lavoro in più rispetto al sistema attuale. La conversione a un sistema a zero emissioni porterebbe ad una maggiore stabilità del prezzo dell’energia in quanto i costi dei carburanti risulterebbero azzerati, rendendo disponibili nuove forme di energia decentralizzate.

Uno scenario possibile anche per l’Italia in quanto ricca di irraggiamento solare, risorse idriche, eoliche e geotermiche. L’Italia si mostra infine essere all’avanguardia nella produzione e nello stoccaggio di idrogeno grazie al centro H2 Alto Adige.

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