Il report From OECD to emerging markets: fossil power’s global decline has begun, pubblicato da Ember, analizza l’evoluzione della generazione elettrica nei 38 Paesi OCSE utilizzando i dati dell’Electricity Data Explorer di Ember. L’analisi evidenzia una dinamica strutturale in cui la produzione da fonti fossili ha superato il proprio picco e sta entrando in una fase di declino, mentre la crescita di eolico e fotovoltaico si estende progressivamente anche alle economie emergenti.
Nei Paesi OCSE si registra un punto di svolta netto. La generazione da fonti fossili è passata da una fase di espansione a una riduzione strutturale, sostenuta da politiche di phase-out del carbone e dalla rapida diffusione delle rinnovabili. Questo cambiamento ha permesso di ridurre la dipendenza dal mix fossile e di rafforzare la sicurezza energetica, grazie a una maggiore produzione domestica e a una minore esposizione alla volatilità dei mercati internazionali.
I dati mostrano che nel 2025 la generazione fossile nei Paesi OCSE si colloca al di sotto del picco storico per tutti i 38 Stati membri, per la prima volta. Dal massimo raggiunto nel 2007, la produzione fossile è diminuita del 19% (-1.313 TWh), con una riduzione della quota nel mix dal 63% al 48%. Parallelamente, l’aumento della produzione da eolico e solare, pari a oltre 2.100 TWh, ha coperto integralmente sia la contrazione delle fonti fossili sia la crescita della domanda elettrica.
La trasformazione del mix ha avuto effetti diretti anche sulle emissioni. Dal 2007 le emissioni del settore elettrico nei Paesi OCSE sono diminuite del 28% (-1.477 milioni di tonnellate di CO2 equivalente), una riduzione più ampia rispetto al calo della generazione fossile grazie soprattutto al forte calo della produzione da carbone, che si è dimezzata nello stesso periodo.
Permangono differenze nella composizione della generazione elettrica tra i Paesi OCSE. Islanda e Costa Rica operano sistemi di generazione a zero emissioni, mentre in 11 Paesi le fonti fossili coprono oltre il 50% della generazione, come Israele (83%), Giappone (67%), Stati Uniti (57%), Irlanda (52%), Italia (51%) e Grecia (50%). Allo stesso tempo, un numero crescente di Stati è vicino all’uscita dal carbone, anche grazie a obiettivi di phase-out e alla rapida espansione delle rinnovabili.
A livello globale, il 2025 segna un passaggio rilevante anche per le economie non OCSE. Per la prima volta nel secolo, al netto dell’anno pandemico 2020, la generazione da fonti fossili è diminuita anche nei Paesi emergenti, con cali registrati in Cina (-0,9%) e in India (-3,3%). In entrambi i casi, la crescita di eolico e solare ha contribuito in modo determinante a contenere e invertire la dinamica dei combustibili fossili.
La competitività economica delle rinnovabili sta accelerando questa traiettoria. Nel 2025 il costo medio livellato dell’energia da solare ed eolico risulta significativamente inferiore a quello delle tecnologie fossili, e la diffusione dello storage rafforza ulteriormente il vantaggio competitivo. In questo contesto, la riduzione della generazione fossile non è più solo una questione climatica, ma anche economica e strategica per la sicurezza energetica.
L’esperienza dei Paesi OCSE rappresenta un riferimento per la transizione globale. La combinazione tra diffusione delle tecnologie rinnovabili, calo dei costi e politiche di decarbonizzazione sta aprendo un percorso alternativo per le economie emergenti, che possono accelerare la transizione evitando modelli di sviluppo fortemente basati sui combustibili fossili.
Consulta il report completo qui.