L'Agenzia Internazionale dell'Energia (IEA) ha pubblicato il rapporto Global Critical Minerals Outlook 2026, dedicato allo stato dei mercati dei minerali critici e alle sfide legate alla sicurezza dell'approvvigionamento. Il documento analizza l'andamento dei prezzi, la concentrazione geografica della filiera, l'impatto dei controlli all'esportazione introdotti negli ultimi mesi e le misure di politica industriale necessarie per diversificare le forniture.
Dopo anni di calo, nel 2025 e nei primi mesi del 2026 i prezzi dei minerali critici sono tornati a salire. Alluminio, rame e stagno sono aumentati di circa un terzo tra gennaio 2025 e aprile 2026, con il rame su livelli record. Il litio ha più che raddoppiato il proprio valore, sostenuto dalla domanda per lo stoccaggio di energia, mentre il cobalto è cresciuto di circa il 130% a causa delle restrizioni all'export imposte dalla Repubblica Democratica del Congo. Anche i prezzi dei minerali minori strategici, come il tungsteno, sono saliti in modo marcato, in alcuni casi fino a sei volte.
Le restrizioni all'esportazione hanno reso concreto un rischio finora solo teorico. Il numero di codici doganali soggetti a controlli cinesi sull'export di minerali è triplicato dal 2023. Ad aprile 2025 la Cina ha introdotto limitazioni su sette terre rare pesanti, con effetti diretti sulle industrie a valle e riduzioni della produzione per alcuni costruttori di automobili. A ottobre 2025 sono arrivate nuove restrizioni su materiali per catodi, precursori e grafite per anodi delle batterie, oltre che su apparecchiature per la produzione.
La concentrazione nella raffinazione resta elevata per gran parte dei minerali, con Indonesia e Cina che insieme rappresentano oltre tre quarti della crescita della capacità di raffinazione negli ultimi due anni. Fa eccezione la filiera delle terre rare, dove nuovi progetti negli Stati Uniti e in Malesia hanno leggermente ridotto la concentrazione. I piani di investimento restano tuttavia sbilanciati verso l'estrazione, mentre la capacità di raffinazione e produzione a valle fatica a tenere il passo, un divario che riguarda sia le terre rare sia i materiali per batterie.
Per il settore elettrico, i dati sul rame meritano particolare attenzione. Il metallo rappresenta tra il 10% e il 15% del costo di trasformatori e cavi, una quota ben più alta rispetto al peso dei minerali critici in altri prodotti finiti. Le terre rare, invece, incidono per circa il 40% sul costo dei magneti permanenti utilizzati in veicoli elettrici e turbine eoliche, pur restando una frazione minima del valore finale di un'auto. Il litio, infine, resta centrale per lo stoccaggio di energia, un ambito in cui la domanda continua a crescere insieme al fabbisogno di capacità di raffinazione.
Gli investimenti nei minerali critici sono diminuiti del 9% nel 2025, dopo diversi anni di crescita, con il calo più marcato nei metalli per batterie. La finanza pubblica ha in parte compensato questa frenata, con impegni nelle economie avanzate saliti a circa 65 miliardi di dollari, oltre quattro volte il livello del 2023. Il riciclo rappresenta un'altra leva su cui puntare, i tassi medi di riciclo dei principali minerali energetici potrebbero salire dal 10% attuale a circa il 20% entro il 2040, grazie soprattutto ai flussi crescenti da batterie e magneti a fine vita.
Per ridurre questi rischi l'Outlook propone alcuni strumenti, tra cui il sostegno agli investimenti, incentivi per orientare la domanda verso forniture diversificate e scorte strategiche per le emergenze. Il Critical Minerals Security Programme dell'IEA, sostenuto dai mandati dei ministri dell'Agenzia e del G7 nel 2026, continuerà ad aiutare i paesi a prepararsi alle crisi e a diversificare le forniture.
Per maggiori informazioni leggi il report.