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Pubblicazioni / Studi e Approfondimenti / 18-06-2026

Le batterie dei veicoli elettrici per sostenere l’accesso all’energia a basse emissioni

Il World Resources Institute analizza il potenziale delle batterie che hanno concluso il loro uso per l’automotive

Il World Resources Institute ha pubblicato l’approfondimento Retired EV Batteries Can Play a Vital Role in Making Clean Energy More Affordable and Accessible, dedicato al possibile riutilizzo delle batterie dei veicoli elettrici una volta conclusa la loro prima vita nel settore automotive. Molte batterie vengono infatti ritirate quando conservano ancora il 70-80% della capacità originaria, una quota non più sufficiente per garantire le prestazioni richieste dalla mobilità elettrica ma ancora utilizzabile per applicazioni meno intensive, come l’accumulo stazionario e l’alimentazione di edifici, comunità e piccole reti locali.

Secondo le stime del WRI, entro il 2035 l’offerta globale di batterie ritirate dai veicoli elettrici potrebbe superare i 300 GWh, pari a circa 4,6 milioni di batterie che rischierebbero di essere trattate come rifiuti. Almeno la metà di questo volume proverrebbe dalla Cina. La capacità residua contenuta in queste batterie rappresenta una risorsa energetica significativa, che potrebbe contribuire a rendere più accessibili soluzioni di accumulo, ridurre i costi dell’energia pulita e sostenere l’elettrificazione in contesti in cui l’accesso alla rete è limitato o economicamente oneroso.

Le applicazioni possibili riguardano diversi ambiti. Le batterie di seconda vita possono essere impiegate per sistemi di accumulo connessi alla rete, come dimostra il caso di un impianto in California che utilizza centinaia di batterie Honda dismesse, abbinate a generazione solare, per fornire energia e servizi di rete. Un altro campo di utilizzo riguarda il backup per attività commerciali, data center, torri di telecomunicazione e centri comunitari. In questi casi le batterie al litio provenienti dai veicoli elettrici possono sostituire o integrare sistemi tradizionali, offrendo maggiore capacità di accumulo e contribuendo alla resilienza in caso di blackout o emergenze.

Nei Paesi in via di sviluppo e nelle aree rurali, le batterie di seconda vita possono essere abbinate a piccoli impianti solari per alimentare mini-grid, favorendo l’accesso all’elettricità in comunità non servite dalla rete o caratterizzate da costi di connessione elevati. Il WRI richiama, in particolare, il fabbisogno di oltre 160.000 mini-grid stimato dalla Banca Mondiale per l’Africa subsahariana e il potenziale beneficio per circa 1,8 milioni di persone nelle aree rurali del Kenya. Le batterie dismesse possono inoltre essere riutilizzate nella mobilità elettrica leggera, ad esempio per due e tre ruote, riducendo i costi dei veicoli e favorendo l’adozione di soluzioni elettriche più accessibili.

Il riutilizzo delle batterie può produrre benefici anche sul piano industriale e ambientale. La creazione di filiere locali per raccolta, diagnosi, ricondizionamento e installazione può generare nuova occupazione, soprattutto se collegata a microreti, fotovoltaico distribuito e sistemi energetici decentralizzati. Un mercato strutturato della seconda vita può inoltre aiutare i proprietari di flotte elettriche a recuperare parte del valore residuo delle batterie, riducendo il costo totale di possesso dei veicoli. Dal punto di vista ambientale, il riutilizzo prima del riciclo permette di estendere la vita utile di componenti la cui produzione comporta impatti rilevanti in termini di emissioni, consumo di risorse e filiere minerarie.

Restano tuttavia criticità significative. Il calo del prezzo delle batterie nuove, sceso da circa 1.000 dollari/kWh nel 2010 a meno di 100 dollari/kWh nel 2025, riduce il vantaggio economico delle soluzioni di seconda vita. I costi di smontaggio, test e qualificazione restano elevati, anche perché molte attività richiedono ancora un elevato impiego di manodopera. A questo si aggiungono esigenze stringenti di sicurezza, poiché le batterie agli ioni di litio devono essere testate, classificate e gestite correttamente per evitare rischi di surriscaldamento, incendio o esplosione, soprattutto nei Paesi in cui la gestione dei rifiuti elettronici coinvolge settori informali e infrastrutture non adeguate.

Un ulteriore nodo riguarda il rapporto tra riutilizzo e riciclo. La capacità globale di riciclo è in forte crescita, in particolare in Cina, Stati Uniti ed Europa, e potrebbe competere con il mercato della seconda vita per l’accesso alle batterie dismesse. Anche alcune politiche, come il Regolamento europeo sulle batterie e i relativi obiettivi di recupero di litio, cobalto e nichel, possono incentivare l’avvio immediato al riciclo anziché il riutilizzo. Per valorizzare pienamente questa risorsa servono quindi standard chiari su test, certificazione, tracciabilità, sicurezza e responsabilità a fine vita, insieme a strumenti come passaporti digitali delle batterie, modelli “battery-as-a-service”, garanzie sul valore residuo e assicurazioni sulle prestazioni. L’obiettivo è costruire un quadro in cui riutilizzo e riciclo siano strategie complementari, orientate al massimo valore economico, ambientale e sociale lungo l’intero ciclo di vita delle batterie.

Per maggiori informazioni leggi l’articolo del World Resources Institute.

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